Ha due anni e mezzo, si chiama Aryatara Shakya e da ora è una dea vivente in Nepal. Così la considerano gli abitanti di Kathmandu e della regione, secondo una usanza millenaria che attribuisce qualità immortali a una bimba scelta tra tantissime, che fino al suo sviluppo vivrà come una divinità, alla quale perfino il re si inchina. Queste dee sono venerate oltre che in Nepal anche in alcune regioni dell’India. Aryatara è stata scelta come Kumari: i familiari sono felicissimi perché questo dà prestigio a tutti loro, la figlia ora avrà una vita dorata e quando abbandonerà il palazzo avrà anche una piccola pensione. Ma nonostante il fascino di queste credenze, resta l’inumanità di togliere una piccola alla mamma e al papà, farla vivere sostanzialmente isolata anche se negli ultimi anni le maglie della tradizione si sono allargate e può un minimo studiare e avere amicizie. E resta lo stigma in qualche modo anche per la religione, visto che quando sarà in età da marito, per le credenze popolari, sposarsi con lei porterà sfortuna e rimarrà vedova molto presto, o più probabilmente nubile perché i giovani temono il compiersi di questo destino.

Le Kumari vengono scelte tra bambine di 2, 3 o 4 anni e restano “in carica” fino allo sviluppo. La “vecchia” Kumari ha lasciato il palazzo poco prima dell’insediamento di Aryatara, uscendo da una porta posteriore, scortata in portantina da familiari e amici devoti. La dea bambina viene scelta tra piccole che hanno pelle, occhi e capelli perfetti. Non devono avere paura del buio e in generale devono essere molto coraggiose anche perché vengono scelte dopo aver trascorso una notte in una stanza buia, “infestata” da spiriti (si tratta di uomini adulti che hanno il compito di terrorizzare le possibili candidate) e poi alla mattina chi si è mostrata inalterata viene nominata Kumari.