Con l'ok dell'Aula del Senato il decreto Giustizia è legge. Il provvedimento, approvato con un voto per alzata di mano, tra i vari interventi, amplia fino al 30 giugno 2026 la possibilità di impiegare in modo più flessibile i magistrati addetti all'Ufficio del massimario e del ruolo presso la Corte di Cassazione e, dall'altro, consente di destinare in supplenza i giudici onorari di pace in caso di mancanza di togati in organico. Tutto questo con l'obiettivo di "garantire la celere definizione dei procedimenti pendenti in relazione al rispetto dei tempi del Pnrr".

Sempre fino al 30 giugno, sono "ritenute imprescindibili e prevalenti le esigenze di celere definizione dei procedimenti pendenti" al fine dei trasferimenti temporanei dei magistrati da un ufficio ad un altro per questioni di servizio. Si introduce una deroga - fino alla stessa data - al limite oggi previsto per l'utilizzo negli uffici dei giudici onorari di pace, consentendo che possano essere destinati in supplenza dei giudici professionali anche per ragioni relative a buchi di organico.

Tra le misure introdotte nel corso dell'esame alla Camera, l'autorizzazione di spesa di 30 milioni di euro per l'anno 2025 da destinare all'accertamento dell'attivabilità, dell'operatività e della funzionalità dei braccialetti elettronici. Il provvedimento, giunto in Aula a Palazzo Madama senza mandato al relatore, ha ricevuto una decisa spinta ad un'approvazione sprint che registra le proteste dell'opposizione: "Noi abbiamo protestato in commissione e in Aula perché non ci è stato dato il tempo di discutere su questo decreto, che è arrivato due giorni fa e sul quale abbiamo avuto un'ora per gli emendamenti. Non è uno schiaffo all'opposizione, questo è uno schiaffo anche alla maggioranza" e "al Parlamento", insorge il senatore Walter Verini, segretario della Commissione giustizia e capogruppo Pd in Antimafia.