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Ultimo aggiornamento: 7:50
di Francesco Vietti*
Le elezioni che si sono tenute in Moldavia hanno avuto una risonanza ben più ampia di quanto sarebbe accaduto solo qualche anno fa, quando il voto dei cittadini moldavi non interessava a nessuno, né in Italia né in Europa. Non stupisce, dunque, che le analisi che vengono oggi proposte nel dibattito pubblico tendano a semplificarne la lettura, riducendola all’osso: i “filo-europei” battono i “filo-russi”. In realtà, vista da vicino, la situazione è ben più complessa.
La prima, vera buona notizia è che tutto il processo elettorale si è tenuto entro dei limiti accettabilmente democratici e pacifici. Nonostante da tre anni si tema un allargamento della guerra in Ucraina che finisca per coinvolgere direttamente la Moldavia, la sfida è rimasta nell’ambito del confronto politico. Si sono scontrate diverse idee del mondo e del futuro, a colpi di promesse, menzogne e propaganda, come del resto sempre accade. Al di là delle accuse reciproche di brogli, ha vinto chi in questo momento aveva più da offrire all’elettorato: un percorso di inclusione nell’Unione Europea accompagnato dal trasferimento di risorse economiche che permettano di realizzare infrastrutture e aumentare il benessere della società.






