A Jurgen Klopp questo calcio non piace più. È felice di non allenare e non ha alcuna intenzione di tornare in panchina. In un’intervista a The Athletic, l’attuale head of global soccer della galassia Red Bull (carica che ricopre dallo scorso gennaio) spiega: “Non mi manca nulla di quella vita, come allenatore sono stato in tantissimi Paesi ma non ne ho visto nessuno: solo hotel, stadi e campi da allenamento. Sono stato a due matrimoni in vita mia: uno era il mio, il secondo due mesi fa. E al cinema? Quattro volte, tutte negli ultimi due mesi". La risposta più chiara possibile alle voci che davano il tecnico tedesco vicino all’Al Ittihad, il club arabo dove gioca Karim Benzema: “A un certo punto ho capito che non volevo più fare l'allenatore. Non lo farò mai più? Al momento mi sembra l'opzione più probabile. Però non si sa mai: ho 58 anni. Se a 65 mi venisse voglia di riprendere tutti direbbero: avevi detto che non avresti mai più allenato. Ora come ora è quello che penso".
La stessa metafora usata contro gli arbitri
Tra i motivi dei disamore di Klopp, i ritmi infernali del mondo del pallone. Commentando la nuova proposta della Fifa di allargare il Mondiale a 64 nazionali, il tecnico tedesco è stato sferzante: “Non sono il Papa, non devo essere io a dire cosa fare. E comunque è inutile parlare con la Fifa: qualunque cosa io dica, tanto vale che la dica al mio microonde”. Una metafora già usata da Klopp nel 2023 quando, da allenatore del Liverpool, spiegò perché aveva rinunciato a qualsiasi forma di dialogo con gli arbitri: “Perché è esattamente come parlare al mio microonde. Non ottieni risposta, è inutile”. Parole che ovviamente fecero infuriare i direttori di gara inglesi.







