Durante la notte di sabato 20 settembre, i ricercatori dell’università di Harvard – incluso, si dica per inciso, il figlio di chi scrive, insieme ai ricercatori degli altri centri di eccellenza degli Stati Uniti – hanno ricevuto un messaggio inquietante: l’Amministrazione Trump, attraverso una “proclamazione” del Presidente, avrebbe imposto dal lunedì successivo una tassa di 100mila dollari per il rilascio di ogni visto H-1B, che è utilizzato per assumere ingegneri e scienziati stranieri. È stato un fulmine a ciel sereno. Adesso si scatenerà una battaglia legale sulle prerogative del Presidente, ma cosa ci dice questa decisione sulla presidenza Trump?

Si conferma la natura “estrattiva” del nuovo regime, come ho sottolineato in articoli su queste pagine con Moreno Bertoldi (il Sole, 28 luglio e 9 settembre). La decisione, sia pure in parte ridimensionata dopo l’annuncio iniziale (si applicherà solo ai nuovi visti e non sarà annuale), penalizzerà in particolare gli ingegneri indiani che sono oltre il 70% dei beneficiari del visto H-1B. Le recenti tensioni fra India e Stati Uniti a causa dell’imposizione di dazi al 50% e che stanno producendo riallineamenti strategici in Asia, ne usciranno esacerbate.