Salvato e cresciuto da cucciolo tra le braccia di una famiglia, conteso tra leggi e affetti, simbolo di un’intera comunità. Dopo anni di battaglie e speranze, Bambi si è spento nell’oasi ecofaunistica di Braciascia, a Chiesa in Valmalenco.
Il ritrovamento e la battaglia legale
Era il 28 giugno 2020 quando Giovanni Del Zoppo, allevatore e cavatore, trovò un cerbiatto smarrito in un bosco: "Lo avevo trovato in una radura, solo, impaurito nel giugno di due anni fa - ha sempre raccontato l’uomo -. L'avevo lasciato, nascosto nell'erba, pensando che la mamma cerva sarebbe tornata presto a riprenderselo. Invece, forse a causa dell'odore dei miei cani che quel giorno mi accompagnavano nella passeggiata nei boschi, è stato abbandonato. All'inizio l'ho nutrito con il latte delle caprette allevate da noi - aggiunge -. Poi, crescendo, anche con le mele della Valtellina. È cresciuto bene”.
Da lì la decisione di portarlo a casa, di accudirlo con la sua famiglia e di dargli un nome che avrebbe commosso migliaia di persone: Bambi.
Sembrava la trama di una fiaba ma che, come spesso accade, è contraria al corretto comportamento dell’uomo nei confronti degli animali selvatici: non poteva vivere in una stalla con alcune delle 70 pecore dell’allevatore.






