di
Vincenzo Corrado*
L'appello-denuncia del Consiglio episcopale permanente e l'impegno concreto in Terra Santa: «Si rispetti il diritto internazionale a Gaza»
«Sia pace in Terra Santa!». È il titolo di una recente Nota del Consiglio episcopale permanente, ovvero di un organismo statutario dei vescovi italiani. In poche parole è racchiuso più che un desiderio: si tratta, infatti, di un imperativo che, nel momento attuale, deve scuotere le coscienze di tutti, a partire dai leader mondiali. La voce della Chiesa è ferma: «Chiediamo con forza che a Gaza cessi ogni forma di violenza inaccettabile contro un intero popolo e che siano liberati gli ostaggi. Si rispetti il diritto umanitario internazionale, ponendo fine all’esilio forzato della popolazione palestinese, aggredita dall’offensiva dell’esercito israeliano e pressata da Hamas».
La denuncia è sostenuta dall’impegno concreto: in più di 30 anni la Chiesa italiana ha finanziato 145 progetti in Terra Santa e porta avanti un piano di aiuti per far fronte all’emergenza in corso. Inoltre, nei prossimi giorni, il Segretario generale della Cei, mons. Giuseppe Baturi, si recherà a Gerusalemme per esprimere solidarietà alla Chiesa di Terra Santa e verificare la possibilità di incrementare l’aiuto umanitario. Tutto ciò proponendo «gesti eloquenti di prossimità con chi soffre e di riconciliazione tra le parti».







