di
Cesare Zapperi
Riaperti alle 7 di oggi i seggi per le elezioni regionali nelle Marche. La prima giornata di voto si è conclusa ieri alle ore 23.00, quando si era recato a votare il 37,71% degli aventi diritto, rispetto al 42,72 del 2020
DAL NOSTRO INVIATOANCONA - È vero che ci sono ancora 8 ore per rimediare (oggi dalle 7 alle 15), ma dopo la prima giornata di seggi aperti nelle Marche la chiamata alle armi rivolta agli elettori non ha funzionato (e nemmeno in Valle d’Aosta, dove però si è votato solo ieri). Al primo rilevamento, quello delle 12, l’affluenza è stata del 10,6%, quasi tre punti in meno del 13,4 fatto registrare 5 anni fa. Alle 19 il trend negativo è solo leggermente migliorato: 30,2% rispetto al 33 del 2020. Alle 23, però, la forbice si allarga: il dato dell’affluenza è del 37,7% quando nel 2020 era stato del 42,7. Nella Regione autonoma alle 12 aveva votato il 21,7%, salito al 51% alle 19 (non ci sono raffronti perché nel 2020 si votò in due giorni).Il dato su quanti cittadini alla fine avranno riposto la scheda nell’urna potrebbe avere un peso sul risultato finale. Il candidato del Campo largo Matteo Ricci negli ultimi giorni aveva lanciato un accorato appello agli elettori perché andassero ai seggi per sostenere il suo tentativo di scalzare dalla guida della Regione il presidente Francesco Acquaroli, fedelissimo di Giorgia Meloni, espressione della coalizione di centrodestra. E forse non a caso più timidi erano stati i suoi inviti a non farsi prendere dall’indifferenza perché di norma chi è uscente può già contare su un effetto di trascinamento-continuità mentre è chi deve recuperare terreno che deve riportare al voto chi si è disamorato. Oggi alle 15 vedremo se ci sarà stato uno scatto in avanti.La domenica è trascorsa nella tranquillità assoluta, solo la pioggia abbondante caduta in mattinata può forse aver sconsigliato qualcuno dall’uscire di casa (oggi ci sarà il sole). Entrambi i principali sfidanti sono andati a votare prima di pranzo. Acquaroli è andato nel suo seggio di Potenza Picena, il Comune del Maceratese in cui ha iniziato a far politica e di cui è stato sindaco. Ricci a sua volta ha votato a Pesaro, città che ha guidato fino alla primavera di un anno fa prima di essere eletto al Parlamento europeo. Non hanno rilasciato dichiarazioni né, come è successo in altri casi di rottura del silenzio elettorale, hanno affidato messaggi ai social.Quel che dovevano spiegare ai cittadini lo hanno detto, scritto e urlato nelle settimane scorse. Ne sono emersi due modelli diversi. Il presidente uscente ha usato i toni più soft, quelli di chi ha iniziato un lavoro e fa leva sui risultati raggiunti per chiedere ai cittadini di poterlo portare avanti, sottolineando il filo diretto con il governo nazionale e le conseguenti ricadute. Come l’istituzione ad hoc di una Zes, zona economica speciale che garantisce agevolazioni fiscali e amministrative, molto contestata dal centrosinistra. Ricci, al contrario, ha messo nel mirino i ritardi in alcune infrastrutture e i soprattutto i problemi della sanità, cercando di solleticare la voglia di cambiamento. E un approccio opposto c’è stato anche rispetto ai temi di carattere nazionale e internazionale. L’ex sindaco di Pesaro ha promesso come primo atto, in caso di elezione, il riconoscimento della Palestina. Acquaroli non ha mai toccato l’argomento, ritenendolo non pertinente con i compiti della Regione.La partita ha anche una valenza politica nazionale. Il Campo largo, formatosi un po’ a fatica per l’inchiesta giudiziaria che ha coinvolto Ricci e che ha creato dubbi nel M5S, punta a strappare la Regione per avviare nel migliore dei modi la volata elettorale che da qui al 23 e 24 novembre vedrà al voto 7 Regioni. Valle D’Aosta a parte, i rapporti di forza oggi vedono 3 amministrazioni a guida centrosinistra (Toscana, Puglia e Campania) e 3 (Marche, Calabria e Veneto) alla coalizione di governo. L’unica vera Regione «contendibile» è proprio quella che conterà i voti oggi. Se vincesse Ricci si potrebbe passare da un 3-3 ad un 4-2. Nulla di rivoluzionario, ma un segnale politico inviato a Roma. Se invece Acquaroli facesse il bis, per il centrodestra sarebbe una conferma di equilibri che non cambiano. E la coalizione potrebbe finalmente sbloccare la pratica Veneto, dando via libera ad un leghista (Alberto Stefani) come successore di Luca Zaia, e alle scelte per Puglia e Campania.










