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E alla fine intervenne Elly. A cose fatte, almeno dodici ore dopo Giuseppe Conte. La stessa cautela usata venerdì dal leader M5S, non una parola in più: «Non siamo noi a decidere perché non siamo noi gli organizzatori. Quello che possiamo fare è invitare a proseguire il dialogo che è partito tra la Flotilla e il patriarcato latino». Un altro modo per dire non sappiamo che pesci prendere. Un disagio che la segretaria vive sulla sua pelle: da una parte ci sono il rapporto con un suo concittadino influente (il Presidente della Cei Matteo Zuppi) e l’obbligo di rispettare il protocollo con il Quirinale. Dall’altra la tentazione di assecondare il "dilettantismo" che ha animato la missione per Gaza, e di sfruttarla elettoralmente, «i nostri eroi». Tanto più che a bordo delle imbarcazioni l’inquilina del Nazareno ha mandato due fedelissimi: Arturo Scotto e Annalisa Corrado, sentinelle che appaiono in balia delle onde. In 48 ore il mare in cui naviga la Flotilla è diventato tempestoso, è arrivata la burrasca.

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Il primo avviso era partito da Giorgia Meloni, la nota triangolazione con la Chiesa, poi il ministro della Difesa Guido Crosetto, nella sua informativa in Parlamento, era stato chiaro: «Non possiamo scortare le barche fino a Gaza, accogliete la proposta della Conferenza Episcopale». L’appello del Capo dello Stato è stato il sigillo finale, da qui sono partite le grane di Elly Schlein. È in queste situazioni che la segretaria dem cambia pelle, da loquacissima leader di una sorta di «assemblea studentesca» (citazione di Claudio Martelli) a vero e proprio fantasma. Una mutazione già manifestata molte altre volte in passato: quando il gioco si fa duro, Elly scompare, non vede, non sente e soprattutto non parla. Come è successo due giorni fa, il Quirinale diffonde la lettera agli attivisti, l’avvocato di Volturara Appula sbuca da ogni lancio di agenzia, e lei decide dopo qualche ora, di mandare in avanscoperta il suo responsabile Esteri, Giuseppe Provenzano. Senza dire sì o no, 48 ore praticamente per allargare le braccia, «Vediamo». Non esattamente la stoffa di una leader. La segretaria poi venerdì era a Londra, al Global Progress action Summit 2025, in compagnia del suo "mito", lo spagnolo Pedro Sanchez, oltre ad altri premier socialisti, la situazione ideale per consultarsi e poi commentare. Ed invece ha prevalso l’attendismo, «aspettiamo che dichiarino gli altri».