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È a rischio la centrale nucleare di Zaporizhzhia, occupata dai russi all'inizio della guerra in Ucraina. L'alimentazione elettrica esterna all'impianto è interrotta da quattro giorni. Un'interruzione record che ha sollevato preoccupazioni per la sicurezza del sito che contiene sei reattori. I generatori di emergenza vengono utilizzati per alimentare i sistemi di raffreddamento dopo che l'ultima linea della corrente che collega l'impianto è stata tagliata sul lato russo alle 16.56 di martedì scorso e non ci sono segnali immediati che verrà riallacciata. Rafael Grossi, direttore generale dell'Aiea, l'Agenzia internazionale per l'energia atomica, ha definito la situazione "profondamente preoccupante". Giovedì ha incontrato il presidente russo Vladimir Putin ma la situazione non è cambiata. Gli esperti occidentali e i funzionari ucraini temono che il Cremlino stia creando una crisi per consolidare la presa sull'impianto, il più grande d'Europa, e che la Russia stia adottando misure ad alto rischio per accendere almeno un reattore.

"È il decimo blackout dell’impianto provocato dai russi”, scrive su X il ministro degli Esteri ucraino, Andrii Sybiha. "La Russia ha realizzato duecento chilometri di linee elettriche per tentare la riconnessione del reattore. La cosa più spaventosa è che gli ingegneri che lavorano a questo piano sono tanto desiderosi di compiacere i loro capi a Mosca da ignorare qualsiasi preoccupazione per la sicurezza nucleare”. I rischi dell’operazione sarebbero altissimi. Gli stress test condotti dalle autorità di regolamentazione europee dopo il disastro di Fukushima, in Giappone, nel 2011, indicano che una centrale nucleare dovrebbe essere in grado di funzionare senza alimentazione esterna per 72 ore. "Oltre questo limite di tempo non è mai stato tentato", hanno affermato fonti ucraine.