Era dicembre quando, lungo una strada immersa nella fitta vegetazione del Khao Sok, in Thailandia, una sagoma fragile e barcollante è comparsa dal nulla. Non sembrava neppure un cane: pelle e ossa, quasi priva di pelo, avanzava con passo incerto, come se ogni movimento fosse un dolore.
Un amico di Beth e Gonzalo, una coppia di americani residenti a Phuket, si trovava lì per caso. Bastò un solo sguardo per capire che quell’animale non avrebbe resistito ancora a lungo. Così iniziò la storia di Sena, un cane destinato a morire nell’indifferenza e invece diventato, otto mesi dopo, simbolo di rinascita.
La corsa contro il tempo
Portarla da un veterinario non è stato semplice. Più cliniche, vedendone le condizioni critiche, si sono rifiutate di occuparsene: era una battaglia persa in partenza. Alla fine, un piccolo ambulatorio di Phang Nga accettò di tenerla per la notte. Beth e Gonzalo, informati della situazione, decisero di andare a prenderla il giorno dopo.
“Quando l’abbiamo vista, siamo rimasti senza parole. Era pelle e ossa. Mio marito aveva paura perfino di sollevarla, come se potesse rompersi tra le braccia”, racconta Beth. Il viaggio di ritorno verso Phuket fu drammatico: un’ora di macchina durante la quale Sena, terrorizzata e debilitata, vomitò, urinò e sembrava sul punto di cedere. Nessuno pensava sarebbe arrivata viva.







