La maggioranza torna a dividersi sull'ipotesi di un contributo da chiedere alle banche in vista della prossima legge di bilancio. La Lega non allenta il pressing e indica in 5 miliardi il potenziale 'bottino' con gli extraprofitti. Ma Forza Italia non ci sta e lancia un avvertimento agli alleati: finché saremo al governo, "non ci saranno mai tasse sugli extraprofitti".

Intanto il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, suggerisce la propria ricetta per la crescita: inserire in manovra un piano industriale su un orizzonte di 3 anni. Mentre il Ministero dell'Economia lavora dietro le quinte sui numeri che andranno a comporre il Documento programmatico di finanza pubblica, la vecchia Nadef, atteso mercoledì in consiglio dei ministri e giovedì in Parlamento, ferve - complice anche la campagna elettorale - il dibattito sulle misure in arrivo con la legge di bilancio. La Lega, che guarda alle banche per finanziare una nuova rottamazione delle cartelle, non molla la presa e fissa un obiettivo ambizioso: "Le grandi banche potranno generare un contributo di 5 miliardi per sostenere famiglie, artigiani, commercianti e imprese", calcola il gruppo economico della Lega, consultato da Matteo Salvini, che punta ad intervenire sugli extraprofitti. Immediata la replica di Forza Italia, da sempre contraria a chiedere prelievi alle banche: "La minaccia di tasse è inaccettabile", dice il leader azzurro Antonio Tajani, ricordando che la premier Giorgia Meloni "ha detto 'discutiamo'".