di
Emilia Costantini
Il regista debutta sul palcoscenico con «A casa tutti bene»
Da bambino volevo fare il veterinario, ma a 17 anni, grazie a una recita scolastica al Teatro Olimpico dove interpretavo un piccolo ruolo, non solo ho superato il problema della balbuzie, ho anche capito che volevo fare il regista». Destino vuole che Gabriele Muccino, dopo una lunga carriera cinematografica, torni a debuttare proprio in teatro: firma la regia e l’adattamento drammaturgico del suo film «A casa tutti bene» che debutta l’8 gennaio al Teatro ABC di Catania, poi in tournée. Storia di una famiglia disfunzionale che potrebbe sembrare la sua (anche se dei difficili rapporti col fratello non vuole parlare).
Perché la scelta proprio di questo film?«Perché è già molto teatrale di per sé, quindi è quello con cui è più facile fare i conti sull’unità di luogo e di tempo: si è creata un’osmosi, un’alchimia tra cinema e palcoscenico. La storia è quella di una famiglia disfunzionale: figli, figlie, mariti, mogli, che si incontrano tutti insieme, e si scontrano nello stesso luogo, per festeggiare le nozze d’oro dei genitori. Tutti i personaggi nel film e a teatro, sono contemporaneamente in scena».






