Il leader dell’opposizione, Yair Lapid, lo definisce «stanco e lamentoso, pieno di vecchi espedienti» e l’altro Yair, il Golan dei Democratici, parla di «auto-vittimizzazione, ipocrisia e insensibilità». Per il ministro della Difesa Israel Katz è «risoluto e chiaro», mentre il presidente Isaac Herzog salva le «parole eloquenti e precise contro la calunnia del genocidio». Anche Michael Milshtein, ex ufficiale dell’intelligence militare israeliana e capo del Forum di Studi palestinesi al Centro Moshe Dayan di Tel Aviv, ha seguito con attenzione il discorso del premier Benjamin Netanyahu all’Onu. Qual è la sua valutazione?«Francamente, è stato piuttosto debole e noioso. Non credo che ci sia un solo israeliano che sia rimasto davvero sorpreso da qualcosa. E questo è il problema principale: non c’era niente di nuovo in questo discorso. Niente su come libererà gli ostaggi e sulla fine della guerra. Sul giorno dopo a Gaza o sulle relazioni con il mondo arabo. Non ha detto nulla sulla risposta dei palestinesi riguardo all’ampio riconoscimento dello Stato palestinese. Nulla di rilevante nemmeno sull’Iran. Relativamente interessante, invece, è stato quando ha parlato di un possibile futuro accordo di pace con il Libano e la Siria. Ma, a parte questo, la maggior parte delle persone qui in Israele ha avuto una reazione di fondo piuttosto negativa al discorso. Inoltre, due o tre ore prima, quasi tutti i media in Israele si interessavano prevalentemente della trovata degli altoparlanti piazzati a Gaza». Anche in Italia. Qual era il senso della mossa?«Una follia. Un’idea molto stupida per promuovere la propaganda. Come se i palestinesi, sentendo quello che Netanyahu aveva da dire, se ne sarebbero convinti. Poi ha detto che l’intenzione era di fare arrivare il discorso agli ostaggi. Ma la maggior parte di loro non ne ha certo bisogno. Vogliono che faccia qualcosa, non che pronunci discorsi». Secondo fonti palestinesi, i residenti di Gaza hanno ricevuto sms con il discorso di Netanyahu. Pensa sia vero?«Può darsi. Ma, torno a dire: qual è l’effetto? Nessuno. È una sorta di riflesso di questa guerra, in cui vediamo molte attività simboliche e ogni sorta di fantasie che, in realtà, hanno un impatto pari a zero. O causano addirittura più danni». La scenografia ha previsto anche il codice QR sulla giacca, le mappe e il quiz. Ma la platea si è svuotata. Cosa ne pensa?«Al di là dei trucchetti da mago, che abbiamo visto centinaia di volte, è stato un dolore vedere il nostro primo ministro isolato. O addirittura, lo Stato stesso isolato. Siamo davvero preoccupati». E come si è sentito quando il padre dell’ostaggio Bar Kuperstein, in sedia a rotelle, è stato rimosso dalla sala dell’Assemblea generale dopo aver interrotto il discorso del premier?«Ammetto che sono molto più legato agli ostaggi e alle loro famiglie che al governo. Penso che l’esecutivo non abbia una strategia e stia causando molti danni a Israele. Quindi, è stato imbarazzante, anche perché è successo in un luogo così importante come l’Onu». Proprio nel momento in cui Netanyahu pronunciava il discorso, Donald Trump diceva che l’accordo sarebbe dietro l’angolo. Condivide l’ottimismo del presidente Usa?«Sì, anche se resta Trump. Non puoi prenderlo davvero sul serio». E quando ascolta il target delle sue analisi, Hamas e i palestinesi, qual è la sensazione?«Che ci sia molta confusione. Trump ha chiarito molto bene che non ci sarà alcuna annessione della Cisgiordania, ma la questione molto seria di Gaza resta in sospeso. Due cose mi preoccupano particolarmente, e ne ho parlato con molti palestinesi negli ultimi giorni». La prima?«Certi funzionari del governo israeliano parlano di quella che chiamano un’annessione “parziale” o “limitata” o “simbolica”. Parlano di annettere solo la Valle del Giordano, scommettono che sarà accettabile per gli Stati arabi e gli Stati Uniti. Ma è solo una fantasia, una sciocchezza. Diverse persone nel Golfo e in Arabia Saudita mi chiedono se siamo impazziti. Molti giordani mi dicono che stiamo giocando col fuoco, che metteremmo a rischio l’accordo di pace tra il Regno e noi». E la seconda?«Molti palestinesi sono preoccupati di cosa farà Israele al posto dell’annessione, hanno davvero paura di una punizione economica. Stiamo entrando nel sesto mese di severe limitazioni da parte di Israele ai pagamenti delle tasse che vengono riscosse per i palestinesi. Parliamo del 60-65% del bilancio palestinese che proviene da questa fonte. Se indeboliamo ancora le condizioni economiche di base del popolo palestinese in Cisgiordania, questa minaccia di una terza Intifada potrebbe farsi reale». Pensa che ci sia una data di scadenza?«Sì, lunedì». Cioè l’incontro tra Trump e Netanyahu?«È davvero strano confidare in Trump ma è lui che dà speranza agli israeliani. Forse, ma ribadisco le debite precauzioni, qualcosa è cambiato nella sua mente dopo l’incontro con i leader arabi e musulmani. In molti casi in passato, tuttavia, lui e Netanyahu sono entrati in una stanza ognuno con la propria opinione, e ne sono usciti che entrambi condividevano l’opinione di Netanyahu».
Michael Milshtein: “Bibi all’Onu, un discorso debole e privo di prospettive”
L’analista del mondo arabo: «È doloroso vedere il nostro Stato isolato. La trovata degli altoparlanti una follia»
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