Oltre trecento metri di scritte. Sui muri, sui pavimenti, sulle panchine, sui monitor pubblicitari della stazione di Porta Susa: «Morte al sionismo», «Infuria difendi ribellati», «Palestina libera». E poi, in grigio su sfondo bianco, minacce alla presidente del Consiglio: «Meloni come Kirk».
La replica della premier La premier replica: «Chi vive di odio e intimidazioni non sarà mai come Charlie Kirk, perché non conosce il valore del dialogo, del confronto e della democrazia. Essere accostata a lui è motivo di orgoglio». I responsabili degli atti di vandalismo Il giorno dopo l’ultimo corteo della galassia pro Palestina si contano i danni, mentre gli investigatori della Digos sono al lavoro per identificare i responsabili degli atti di vandalismo e dell’occupazione dei binari che mercoledì sera ha di nuovo bloccato la circolazione ferroviaria per oltre un’ora. Al vaglio le immagini e i filmati di videosorveglianza, poi partiranno le denunce per blocco di strada ferrata e interruzione di pubblico servizio.
Torino, corteo pro Palestina blocca i binari di Porta Susa
La mobilitazione La mobilitazione era iniziata alle 18 davanti alla Prefettura. Migliaia di persone riunite in solidarietà a Gaza e alla Global Sumud Flotilla, finita di nuovo sotto attacco al largo della Grecia. Una piazza di sindacati, collettivi universitari, centri sociali tra cui anche Askatasuna e anarchici. Una parte di loro prende parte al corteo che invade i binari della stazione di Porta Susa, la circolazione dei treni viene bloccata per la seconda volta in una settimana, dopo lo sciopero generale di lunedì. Per arrivare sui binari i manifestanti forzano l’ingresso che affaccia su piazza XVIII Dicembre, al grido “Free, free Gaza”. Poi imbrattano con la vernice muri, pavimenti, panchine, i monitori pubblicitari. «Silenzio complice». «1/3 delle armi israeliane sono italiane».













