Avrebbero creato un «cartello per determinare i prezzi del biocarburante». Per questo l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (Agcm) ha inflitto una sanzione da 936,6 milioni di euro a Eni, Esso, Ip, Q8, Saras e Tamoil. Le principali compagnie petrolifere attive in Italia hanno ricevuto il provvedimento dell’Antitrust al termine di un’indagine avviata nel 2023 in seguito alle rivelazioni di un whistleblower che ha segnalato anonimamente tramite la piattaforma dell’Autorità un’intesa restrittiva sul combustibile per autotrazione.

L’accusa Nell’ambito del procedimento – che ha visto un’attività di accesso ispettivo il 19 luglio 2023 – sono intervenuti anche i Reparti della Guardia di finanza, in particolare il Nucleo Speciale Antitrust e, in collaborazione, il personale del Nucleo Speciale Privacy e Frodi Tecnologiche e dei Nuclei Pef di Genova, Milano, Venezia, Lucca, Roma e Napoli. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, le compagnie petrolifere hanno trovato un accordo sulla «componente bio inserita nel prezzo del carburante», una componente introdotta per ottemperare agli obblighi previsti dalla normativa in vigore sul biocarburante. Dopo la prima segnalazione, è stato avviato un monitoraggio che ha documentato lo stesso comportamento in modo costante per anni. L’Autorità ha così ricostruito che “il cartello è iniziato il primo gennaio 2020 e si è protratto fino al 30 giugno 2023”. L’associazione tra le compagnie avrebbe quindi determinato un aumento della componente del prezzo del carburante da circa 20 euro al metro cubo del 2019 a circa 60 euro al metro cubo del 2023.Contestualmente, secondo l’Antitrust le compagnie hanno attuato aumenti di prezzo - in gran parte coincidenti - determinati da scambi di informazioni diretti o indiretti tra le imprese interessate.