La notizia, alcune settimane fa, di una reunion di Dawson's Creek, anche se in una sola serata speciale a teatro, aveva riempito i fan della serie anni Duemila di una gioia incontenibile. Gli adolescenti che avevano seguito in presa diretta le vicende di Dawson, Joey, Pacey e Jen, oltre che dei loro amici e parenti, oggi sono dei quasi quarantenni che ormai hanno fatto delle operazioni nostalgia il loro pane quotidiano. Ma questa volta è stato diverso. Tra i tanti attori della serie che si sono ritrovati dopo anni, infatti, l'assenza più eloquente era proprio quella di James Van Der Beek, proprio l'interprete del protagonista del titolo. Dopo una diagnosi di tumore al colon retto nel 2024, l'attore ha dovuto rinunciare a malincuore a questa occasione speciale per via di un virus allo stomaco. La sua assenza e il video messaggio che ha inviato ha caricato questo momento di festa di un significato ancora più profondo.In realtà un evento di beneficenza intitolato Dawson’s Creek Class Reunion, la reunion si è svolta appunto lo scorso 22 settembre al Richard Rodgers Theatre di New York. Accorsi sul palco per uno speciale table read (cioè una lettura preparatoria del copione, stando però seduti “a un tavolo” senza recitare in movimento) quasi tutti gli attori principali: tra tutti Katie Holmes, Michelle Williams e Joshua Jackson (ovvero il resto del mitico quartetto, interpreti rispettivamente di Joey, Jen e Pacey), ma anche Busy Philipps, Mary Beth Peil, Kerr Smith, Meredith Monro e molti altri (a sostituire Van Der Beek nella lettura delle sue parti è stato l'idolo di Broadway Lin-Manuel Miranda, mentre c'è stato anche un contributo di Steven Spielberg, idolatrato nella serie). Alla fine dello spettacolo, la moglie e le figlie di Van Der Beek hanno raggiunto gli altri partecipanti per una toccante versione corale di I Don’t Want to Wait di Paula Cole, la mitica sigla iniziale.Al centro Michelle Williams, Katie Holmes, Lin Manuel Miranda e Joshua Jackson con gli altri membri del cast di Dawson's Creek alla reunion il 22 settembre a New YorkCindy Ord/Getty ImagesL'eredità di Dawson's Creek (che non perderemo mai)Bastano proprio poche note di questa canzone (puntualmente storpiata dai fan italofoni in “Adouanauai”) per riportarci indietro nel tempo. Abbiamo dodici, tredici anni e su Italia 1 va in onda una storia che non potrebbe essere più lontana dalla nostra quotidianità - una pittoresca baia su un lago nel Massachusetts - e al contempo più vicina - un gruppo di ragazzi che ha poche opportunità, molta noia e tanti sogni, alle prese con la scoperta rocambolesca delle relazioni, dell'amore, del sesso, del lavoro, della perdita. Per sei stagioni siamo stati incollati a osservare quasi a bocca aperta i loro filmini amatoriali, i loro tiraemolla sentimentali, i loro litigi incomprensibili, i loro caratteri tagliati con l'accetta, i loro vestiti terribilmente e tardivamente Nineties. Guardavamo questo universo sconosciuto e volevamo essere lì, volevamo essere loro. E in qualche modo già lo eravamo.In Dawson's Creek sono successe troppe cose per poterle sintetizzare, ma ognuno ha i momenti che gli sono rimasti impressi. In molti casi sono le morti, quelle eclatanti ma anche le prime che molti di noi hanno visto sullo schermo, specie di epifania drammatica e necessaria: quella di Mitch (l'ex Flash John Wesley Shipp), padre di Dawson, che ci ha insegnato a non mangiare mai un cono gelato alla guida; quella di Abby (Monica Keena), che ci ha mostrato il destino tragico e stereotipico di ogni enfant terrible; e ovviamente quella finale di Jen, che ci ha lasciati tutti in un mare di lacrime inconsolabili. Ma in mezzo ci sono state tante altre cose, tanti altri risvegli della nostra coscienza da teenager: dalle difficoltà economiche e al divario di classe ai disagi legati alla salute mentale, dalle relazioni tossiche all'orientamento sessuale, dalle gabbie morali della religione all'abuso di sostanze, dalle difficoltà lavorative alla precocità sessuale. Molti di noi avevano flaggato già allora tanti dei punti in questa lista.Senza pretese di particolari contorsioni narrative o di profondi struggimenti artistoidi, Dawson's Creek ha specchiato e plasmato un'intera generazione. Che appunto oggi è cresciuta, si avvia a traguardi importanti, nel bel mezzo di un mondo che le aveva promesso grandi cose e gli ha invece restituito indietro miserie, macerie e commiserazione. Forse non è un caso che propria questa reunion sia stata venata di una malinconia insormontabile: l'ente benefico a cui sono stati devoluti i proventi, F Cancer, è una no-profit che si occupa di sensibilizzare sul cancro e sull'importanza di diagnosi precoci. Una realtà che tocca da vicino James Van Der Beek, appunto, che in un video messaggio ha ringraziato i suoi colleghi per tutto l'amore che gli hanno rivolto in questo periodo così difficile, dicendosi affranto per non poter essere lì con loro. I segni della malattia sono evidenti e preoccupanti, il coraggio e la resistenza ancora più grandi ed eclatanti. E sono i medesimi che anche noi abbiamo visto ormai sui volti di molte persone care, a volte sui nostri stessi.Perché, appunto, la reunion di Dawson's Creek arriva in un momento della vita in cui l'adolescenza non può che essere solo un mondo utopico e nostalgico incastonato nella memoria. Ora, al suo posto, c'è la vita adulta, ci sono il lavoro, le famiglie, le spese, le guerre. C'è stato un momento in cui forse abbiamo pensato o sperato di poterci cristallizzare in quel noi del 1998, di fronte al televisore pieni di speranze e di aspettative. Lo stesso sogno americano sublimato in formato catodico ci ha anche illuso che quelle speranze e quelle aspettative si potessero realizzare in fretta. Così in molti casi non è stato.Ma se c'è qualcosa che Dawson's Creek ha fatto meglio di altri teen drama similari è stato proprio metterci di fronte a un crudo realismo: a volte si vince a volte si perde, a volte si è felici e a volte si piange un affetto, a volte ci si innamora e a volte ci si allontana irrimediabilmente, a volte ci si realizza e altre volte ci si adagia su un ripiego pieno di rimpianto. Dawson, Joey & co. ora sono adulti, e lo siamo anche noi. Vederli quasi tutti insieme ci ha fatto bene e male insieme. Ma ancora una volta ci ha dato la possibilità di specchiarci in modo autentico. E di avvertire di nuovo quel brivido intatto, cristallino fremente. Quello di un futuro da dover affrontare a fronte alta, qualsiasi cosa porti. Preparandosi, spesso, anche al peggio.