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Venerdì a New York inizia la Ryder Cup, il prestigioso torneo biennale di golf in cui si affrontano una squadra formata dai migliori giocatori statunitensi e una dai migliori europei. Per prepararsi, i giocatori europei hanno usato visori per la realtà virtuale per simulare gli insulti e i cori rumorosi che probabilmente sentiranno durante le partite. Il nordirlandese Rory McIlroy, tra i golfisti più forti al mondo, ha lasciato intendere che si trattasse di offese piuttosto pesanti, ma ha anche ammesso che «nulla può davvero prepararti, finché non ci sei dentro».

La Ryder Cup è un torneo di golf diverso dagli altri, perché si gioca a squadre, appunto, ma soprattutto perché non c’è quel contesto aristocratico e pacato che spesso caratterizza lo sport. Alla Ryder Cup infatti è abbastanza comune vedere striscioni, costumi molto particolari e sentire i tifosi che urlano, fanno cori da stadio e insultano gli avversari, anche durante i colpi più delicati. Insomma, sembra di essere a una partita di calcio più che a un torneo di golf.

La Ryder Cup è un torneo molto sentito anche da chi lo gioca. È un evento sportivo antico e prestigioso – la prima edizione si tenne nel 1927 – e molti lo giocano solo per la gloria di vincerlo, dato che non c’è nessun montepremi (quest’anno i giocatori statunitensi riceveranno un compenso, ma è un’eccezione). È una cosa strana nel golf professionistico, se si pensa che per esempio il Masters di Augusta, uno dei quattro tornei più importanti dello sport, garantisce al vincitore più di 3 milioni e mezzo di euro.