L’uscita di Ghost of Yōtei ci ricorda quanto il periodo storico del Giappone Feudale sia sempre estremamente popolare, soprattutto nell’ambito videoludico. Sono tantissimi i videogiochi ispirati alle radici storiche del paese del Sol Levante, ma quest’anno, in particolare, sono usciti ben due grossi blockbuster ambientati in questo periodo: oltre l’esclusiva Sony, ormai in dirittura d’arrivo, pochi mesi fa era stata la volta di Assassin’s Creed Shadows, il nuovo capitolo della popolare saga di Ubisoft.Shadows però si era dimostrato una grande delusione sotto praticamente ogni punto di vista, sia per una narrativa poco memorabile, sia per un gameplay che non correggeva affatto i problemi del passato della saga di Ubisoft, se non marginalmente, tanto che avevamo trovato Ghost of Tsushima, prequel (come vedremo non narrativo) di Ghost of Yōtei, uscito nel 2020, molto più godibile del nuovo grande gioco di Ubisoft.Ora siamo finalmente di fronte al nuovo titolo di Sucker Punch, che torna a mostrarci un Giappone antico, sì storico, ma soprattutto ispirato ai grandi film di monumentali registi come Akira Kurosawa, e che alza di molto l’asticella dei titoli open world definiti da una struttura più classica, fatta di punti d’interesse e collezionabili da trovare, portata alla ribalta nello scorso decennio proprio dalla saga di Assassin’s Creed. Il confronto tra i due titoli è quindi inevitabile, data la loro ambientazione e struttura. Come si può intuire, Ghost of Yōtei riesce a essere tutto ciò che Assassin's Creed Shadows ha tentato, ma non è riuscito a diventare.Lo spirito della vendettaLe similitudini tra i due giochi non si limitano al solo periodo storico, ma anche alle premesse narrative. Proprio come Naoe in Shadows vede suo padre ucciso da un gruppo di loschi figuri mascherati, la stessa cosa accade ad Atsu, protagonista di Ghost of Yōtei, la cui famiglia viene sterminata dai Sei di Yōtei. Questi sono un gruppo di criminali che indossano delle maschere ispirate a diverse figure folkloristiche nipponiche, tranne per il loro capo: Lord Saito, un vecchio generale che, tradito e sconfitto dai suoi alleati, ha deciso di fuggire e ricominciare da capo costruendosi un regno nel nord del Giappone, fatto di terre selvagge non ancora sotto il dominio dello Shogun.Così Atsu, dopo aver visto morire la sua famiglia, viene trafitta con la spada forgiata da suo padre – un rinomato fabbro con dei trascorsi non proprio positivi con i sei di Yōtei – e inchiodata all’albero di Ginkgo da Lord Saito stesso, mentre questo brucia. Sedici anni dopo, Atsu è sopravvissuta e si è fatta le ossa combattendo nel “continente”, come viene chiamato dagli abitanti di Ezo il resto del paese del Sol Levante. Ha partecipato a diverse guerre dell’era Sengoku, conclusasi proprio tre anni prima con l’imponente battaglia Sekigahara, che storicamente vide trionfare il clan Tokugawa, e che ha visto Atsu stessa partecipare, anche se dalla parte degli sconfitti.Così, mentre le acque si sono calmate nel resto del paese, Atsu torna nella sua terra d’origine, all’epoca chiamata Ezo e oggi conosciuta come Hokkaido, e fa ritorno ai ruderi della sua casa sotto l’attento sguardo del Monte Yōtei, montagna di origine vulcanica molto simile al ben più noto Fuji.L’introduzione di Ghost of Yōtei è fatta per catturare immediatamente l’attenzione del giocatore, infatti ci ritroviamo subito ad affrontare il primo dei Sei di Yōtei, chiamato la Serpe, attaccandolo mentre, ubriaco, si trova in una locanda con i suoi uomini. Fin da subito il gioco di Sucker Punch mostra una forte impronta cinematografica. Le sue scene sono un chiaro omaggio ai grandi film sui samurai,stili e inquadrature che ricordano i capolavori del cinema giapponese.Non a caso gli sviluppatori hanno inserito all’interno del titolo alcune modalità speciali, come quella dedicata al leggendario Akira Kurosawa, presente anche in Ghost of Tsushima, grazie alla quale il gioco diventa in bianco e nero e anche la regia cambia leggermente; a questa si aggiungono la modalità Miike, dedicata al famoso regista di 13 Assassins, che rende i combattimenti più violenti e con un’inquadratura più ravvicinata, e infine la modalità Watanabe, che omaggia il famoso anime Samurai Champloo con una colonna sonora speciale.Sony/Sucker PunchLa narrativa di Ghost of Yōtei è di base il classico viaggio di vendetta, dove andremo a eliminare uno a uno i bersagli di Atsu, senza che ci siano grandi sorprese, tolti alcuni interessanti colpi di scena inaspettati. Il suo punto di forza è però il modo in cui l’intera storia viene raccontata: una accattivante fusione tra lo stile degli storici film sui samurai del passato e una visione più moderna, che riprende pellicole come Kill Bill; ovviamente va poi aggiunta l’importante componente interattiva propria del medium videoludico, sfruttata per raccontare in maniera originale alcuni momenti importanti della storia.Per esempio, mentre saremo all’interno della vecchia casa di Atsu, con la pressione di un tasto potremo passare immediatamente al suo passato, potendo controllare la sua versione bambina e interagire con i suoi genitori e suo fratello gemello. Un’idea ripetuta anche in altri momenti dell’avventura e che permette al giocatore di immedesimarsi ancor di più nella storia della protagonista e nel suo desiderio di vendetta.Atsu è una protagonista carismatica, il cui unico obiettivo è la vendetta. Non si sente più viva e ha abbracciato la sua nuova identità di Onryo, uno spirito vendicativo del folklore nipponico, come verrà definita dagli abitanti di Ezo. Tuttavia, l'incontro con altri personaggi inizierà a cambiare la sua visione disperata, portandola a capire che la vita non è fatta solo di vendetta.Sony/Sucker PunchAbbiamo trovato dunque il racconto molto riuscito e coinvolgente nella sua semplicità, con degli antagonisti più sfaccettati di quanto si possa pensare all’inizio e anche dei buoni comprimari alleati di Atsu, anche se tra questi non tutti brillano allo stesso modo. L’aspetto che ci ha più convinti però è senza dubbio l’atmosfera che si respira in ogni regione e villaggio che ci troveremo a visitare, avvolti da quell’epica da vecchie storie di samurai che ci faranno sentire in ogni momento protagonisti di un film interattivo.Questo mancava completamente in Shadows, che nella sua narrativa alternava momenti ben fatti ad altri monotoni e scialbi; soprattutto, il suo mondo era spoglio e artificiale, sprecando gran parte del potenziale dato dall’ambientazione.Un plauso anche per come è stata dipinta la cultura della popolazione Ainu, abitanti autoctoni della parte nord del Giappone spesso dimenticati quando si parla della storia di questo paese. In Ghost of Yōtei gli sviluppatori ne hanno studiato cultura e usanze riportandoli in maniera corretta e rispettosa, e dando loro il giusto spazio nella storia.Ai piedi del Monte YōteiL’elemento più riuscito di Ghost of Yōtei è senza dubbio il suo mondo di gioco, un open world molto ricco di attività e luoghi da visitare, che prende molto dalla struttura tipica degli Assassin's Creed.Il titolo di Sucker Punch alla base è un open world piuttosto classico che non si discosta troppo dai canoni di questo tipo di esperienze, ma la grande differenza con tutti gli altri giochi simili è che riesce a nascondere meglio questa struttura, valorizzando molto di più l’esplorazione libera. Lezione imparata da grandi titoli come The Legend of Zelda: Breath of the Wild e il suo seguito o Elden Ring, anche se senza ancora raggiungere quei livelli di eccellenza.Sony/Sucker PunchIl giocatore non vedrà nessun indicatore visibile su schermo e per trovare un luogo interessante dovrà o seguire dei sottili indicatori visivi, come il fumo di un accampamento o un albero di colore diverso dagli altri, oppure potrà tirare fuori un cannocchiale per analizzare le aree in cui c’è effettivamente qualcosa da fare, che verranno poi segnate sulla mappa. Anche le missioni principali che porteranno avanti la storia saranno per gran parte dell'avventura libere, e starà al giocatore decidere su quale bersaglio portare vendetta per primo.Sull’esplorazione Assassin’s Creed Shadows sbagliava tutto. Mondo troppo grande e lento da esplorare, con pochi luoghi davvero utili da visitare, senza contare la cronica mancanza di punti di viaggio rapido, che rendevano gli spostamenti da una zona all’altra della mappa estremamente tediosi. In Ghost of Yōtei non esiste nessuno di questi problemi.La mappa è divisa in diverse regioni, ma seppur di discrete dimensioni, non è mai troppo dispersiva e c’è una grande densità di punti importanti da visitare, limitando enormemente i tempi morti durante l'esplorazione. Anzi, qualsiasi punto della mappa che scopriremo si trasformerà automaticamente in un punto di viaggio rapido, permettendoci di ridurre al minimo gli spostamenti futili, soprattutto grazie agli impressionanti tempi di caricamento di PlayStation 5: basteranno infatti massimo 2 o 3 secondi per spostarci in qualsiasi punto della mappa già scoperto.Ogni punto d’interesse poi contiene delle attività stimolanti e che premiano sempre in qualche modo il giocatore. Alcune ricompenseranno con degli amuleti per potenziare le statistiche di Atsu, a volte influenzando in modo anche significativo il gameplay; altre daranno punti abilità per migliorare le armi della protagonista, o potenziandone la salute e lo spirito. Ogni villaggio ed edificio nasconde poi almeno una missione secondaria. Sebbene ci siano degli alti e bassi, queste missioni sono generalmente varie e interessanti.Sony/Sucker PunchAnche i mini-giochi, pur nella loro semplicità, si rivelano divertenti. Ne è un esempio il gioco presente nelle bische clandestine, dove con una moneta bisogna colpire le altre poste su un tavolo stando attenti che nessuna di queste cada giù.Nel complesso Ghost of Yōtei fa quello che Shadows doveva fare: imparare dagli errori fatti in passato con la struttura open world dei vecchi giochi e migliorarla il più possibile, e questo al gioco di Sucker Punch è riuscito egregiamente. A livello tecnico e artistico poi il gioco è una vera gioia per gli occhi, con paesaggi naturali che lasciano a bocca aperta per la maestosità di certi scorci, come la visione del sempre presente Monte Yōtei o delle foreste autunnali giapponesi. Siamo sicuri che gli appassionati della modalità foto si divertiranno molto a creare interi album fotografici del Giappone virtuale del titolo.Oltre il samuraiInfine veniamo al combattimento, altro punto importante di Ghost of Yōtei. Atsu è una guerriera feroce che non è affatto vincolata dal codice dei samurai. Per questo motivo userà ogni arma o tattica possibile per vincere, arrivando a tirare polvere negli occhi degli avversari o assassinandoli di nascosto.Come accadeva in Tsushima infatti, il gioco ci permette di scegliere se affrontare gli avversari apertamente o di soppiatto. Nel primo caso si assiste a un duello carico di tensione scenica, dove la velocità nello sfoderare la spada decide chi sopravvive, proprio come nei film sui samurai a cui il gioco si ispira.Sony/Sucker PunchAtsu potrà contare su ben cinque diverse armi corpo a corpo e diverse armi secondarie. Oltre alla katana, potrà anche usare la lancia, le doppie spade, la nodachi e il kusari-gama. Potrà poi usare archi, coltelli da lancio (i kunai ninja) e persino armi da fuoco. Un vero arsenale che rende il combattimento molto vario e mai noioso.Ogni arma è più indicata contro determinate armi o contro alcuni avversari specifici: ad esempio le doppie lame sono forti contro le lance, mentre la Nodachi è perfetta per eliminare i nemici più grossi di stazza. Queste regole però non sono un obbligo, ma solo una semplificazione: il gioco permette infatti di avere la meglio su qualsiasi avversario con qualsiasi arma senza grossi problemi. Inoltre, sarà persino possibile richiamare un lupo in nostro soccorso, combattendo con lui al nostro fianco.Oltre alle armi potremo anche equipaggiare diversi tipi di armature, che sarà anche possibile potenziare, e degli amuleti che troveremo sparsi per la mappa. Ognuno di questi oggetti avrà dei bonus molto vari: si va dai semplici aumento dei danni o riduzione dei danni subiti fino al potenziamento di determinate armi o azioni, fino a cambiare le dinamiche di alcune armi. Ad esempio, un amuleto permetteva di mirare automaticamente con l’arco lungo alla testa dei nemici.Pregando ad alcuni santuari potremo anche imparare nuove mosse con le armi; le più potenti consumeranno una risorsa chiamata spirito, indicata da alcune sfere sopra la salute. Oltre che per le mosse, lo spirito servirà anche per curare Atsu e potrà essere recuperato anche in battaglia bevendo del sakè (anche se bere troppo farà ubriacare la nostra protagonista, con conseguenze spiacevoli, soprattutto nel bel mezzo di una battaglia).Il combattimento di Ghost of Yōtei è semplice nelle sue meccaniche, ma ha dalla sua una discreta varietà d’azioni che non lo rendono mai monotono. Seppur l’idea sia quella di adattarsi anche ai giocatori meno esperti degli action, riesce comunque a proporre un buon livello di sfida, con certe battaglie, soprattutto contro i boss, in cui basta sbagliare un’azione per essere sconfitti, proprio come in un duello vero. Ovviamente però il gioco offre diversi livelli di difficoltà adatti a tutti.Sony/Sucker PunchAtsu in pratica fa tutto quello che facevano Yasuke e Naoe, protagonisti di Shadows, ma da sola e meglio. Il gameplay è poi molto più appagante sia in termini di bilanciamento, senza nessuna mossa o equipaggiamento abusabile, sia per la gestione delle animazioni e delle coreografie delle battaglie, che in Yōtei sembrano davvero prese da un film.Senza alcun dubbio Ghost of Yōtei si pone non soltanto come una delle migliori esperienze videoludiche ambientate nel Giappone feudale, ma anche come un ottimo open world di stampo classico, che riesce ad arginare – anche se mai completamente – i difetti che questa struttura si porta dietro ormai da tempo e che titoli, come Assassin’s Creed Shadows, non hanno mai nemmeno provato a cambiare.