Il quotidiano francese celebra la presidente italiana del Consiglio a tre anni esatti dal trionfo alle elezioni politiche: "Può rivincere tra due anni"
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"Le Figaro" celebra la popolarità stabile del governo presieduto da Giorgia Meloni a tre anni esatti da quelle elezioni politiche nazionali nettamente vinte dal centrodestra e che incoronarono la leader di Fratelli d'Italia a Palazzo Chigi il 22 ottobre 2022. Il quotidiano francese definisce il percorso dell'esecutivo nazionale "senza errori" mentre sottolinea il costante elevato gradimento conquistato dalla presidente del Consiglio in carica: per di più in un Paese come l'Italia, storicamente caratterizzata da governi brevi e coalizioni assai fragili.Secondo "Le Figaro", infatti, la premier è riuscita abilmente a conservare un consenso personale del 37%, superiore a quello iniziale, mentre FdI resta stabile attorno al 30% nelle intenzioni di voto. Numeri che le contentono di guardare con profondo ottimismo già al 2027, con l'obiettivo dichiarato di rimanere dieci anni al potere: un record mai raggiunto nella storia della Repubblica Italiana. Del resto Meloni può tranquillamente continuare a beneficiare di una "maggioranza chiara e solida in Parlamento, frutto di un patto preelettorale consolidato, che ha permesso a Fratelli d’Italia di dominare la coalizione di centrodestra e relegare i partner politici a quote inferiori al 10%". La coesione interna del governo, unita a un'opposizione a dir poco frammentata, ha perciò reso la leadership della premier difficile da contestare, sempre stando la testata francese.La presidente del Consiglio "ha anche imparato le lezioni del passato, e ha costruito un compromesso su un sottile combinazione di disciplina e libertà", si legge ancora sul quotidiano, in cui si sottolinea che "i suoi alleati hanno conservato la loro libertà di parola". "Le Figaro" sottolinea inoltre la capacità di Meloni di costruire la sua immagine internazionale, mantenendo un ruolo centrale nella Nato e coltivando relazioni personali con i principali leader mondiali. La padronanza di più lingue, tra cui inglese, francese e spagnolo, ha facilitato i rapporti diplomatici e confermato la sua visione transatlantica.








