È diventato un rito che si ripete con puntualità quasi svizzera: ogni autunno, Disney+ annuncia un aumento dei prezzi negli Stati Uniti. E ogni autunno, dopo poche settimane, la stessa sorte tocca agli abbonati europei e italiani. Il 2025 non fa eccezione: dal 21 ottobre, negli Usa, il piano con pubblicità salirà da 9,99 a 11,99 dollari al mese, mentre il Premium senza spot passerà da 15,99 a 18,99 dollari. Anche le formule annuali saranno ritoccate, con rincari fino a 30 dollari.La notizia, per ora, riguarda solo oltreoceano. Ma i segnali non lasciano scampo: anche in Italia i listini cambieranno. L’ultima promozione, attiva fino al 27 settembre, prevede che alla fine del periodo scontato venga applicato «il prezzo in vigore al momento del rinnovo». Prezzo che, nei documenti ufficiali, compare già a partire da 6,99 euro. Un dettaglio che vale più di un comunicato stampa.

Perché Disney+ aumentaOggi il piano con pubblicità costa 5,99 euro. L’aumento minimo, quindi, sarà di un euro. Ma il ritocco interesserà tutte le formule: lo Standard senza inserzioni sembra essere destinato a passare da 9,99 a 10,99 euro, mentre il Premium - quello che consente il 4K e lo streaming su quattro dispositivi in contemporanea - potrebbe salire a 15,99 euro, contro gli attuali 13,99. Le annualità, a loro volta, sembrano destinate a toccare quota 109,90 e 159,90 euro rispettivamente.Un rincaro a cascata che segue lo schema già sperimentato nell’ottobre 2024: prima l’annuncio negli Stati Uniti, poi, a stretto giro, l’adeguamento in Europa. E non è un caso isolato: già nel 2022 e nel 2023 la timeline era stata identica.Il punto è sempre lo stesso: rendere profittevole lo streaming. Lanciato nel 2019 con tariffe aggressive e contenuti di punta (Star Wars, Marvel, Pixar, i classici Disney), il servizio ha bruciato le tappe raggiungendo oltre 150 milioni di abbonati nel giro di pochi anni. Ma i conti non tornavano. Solo nel 2024 Disney+ ha registrato per la prima volta un trimestre in utile.Bob Iger, tornato al timone della compagnia nel 2022, lo ha detto senza mezzi termini: basta crescita a tutti i costi, ora servono margini. E margini, nel mondo dello streaming, significa o tagliare costi (produzioni più selettive, licenze ridotte) oppure aumentare i ricavi per utente. Tradotto: più pubblicità e più caro l’abbonamento.