Non è ancora maggiorenne ma poco ci manca, siamo ai sedici anni, tanti, segno che l’iniziativa continua a funzionare. Parliamo del Festival della fotografia etica che comincia sabato a Lodi - alle ore 11.00, con la visita guidata di Cinzia Canneri alla mostra Women’s Bodies as Battlefields, a Palazzo Barni in corso Vittorio Emanuele - e andrà avanti fino al 26 ottobre.

Venti mostre, quasi duecento fotografi coinvolti per cinque weekend consecutivi, tra le sezioni la più attesa è quella dedicata ai vincitori del World Report Award 2025, poi Uno sguardo sul mondo, lo Spazio Storia, Vite degli Altri, lo spazio World Press Photo, lo Spazio Outdoor, e lo spazio No Profit. Dicevamo dei sedici anni. Sono due i motivi principali: la qualità dell’offerta, delle foto da ammirare che è sempre rimasta altissima. Il secondo è il tema: le immagini ci permettono di compiere viaggi nel mondo e ci portano a riflettere sui cambiamenti, sulle problematiche, sulle crisi, osservando il tutto anche attraverso i volti.

Un mondo che, ahinoi, è alle prese con conflitti epocali, con una economia che ne risente e si riverbera inevitabilmente sullo stato delle persone. Il potere delle foto può accendere scintille. Che è quello che sottolinea anche il direttore Alberto Prina: «Il linguaggio visivo ha la capacità di scuotere le coscienze e generare dialogo». E poi il Festival è anche l’occasione per una gita a Lodi, con l’eleganza del centro e il verde dei campi intorno che le piogge di questi giorni hanno esaltato. E la raspadura, poi, un’eccellenza assoluta.