Un modello di trasmissione degli eventi sportivi che ricorda da vicino quello degli sport professionistici americani. D’altronde si parla di Nba. È lo schema annunciato questa mattina a Milano da Prime Video nella presentazione dell’accordo che consentirà al canale streaming di Amazon di trasmettere in esclusiva in Italia diverse partite del campionato di basket più seguito al mondo. L’intesa, che ha la durata di 11 anni, comprende per ogni stagione 87 partite di regular season, tra cui le partite Nba in programma a Berlino e Londra, quelle del play-in tournament, dei playoff e delle Nba Finals 2026. Proprio le finali racchiudono la particolarità dell’accordo. Prime Video trasmetterà sei delle prossime 11 finali Nba, quelle degli anni pari. È una turnazione dell’ultimo atto di una competizione tipico dei grandi eventi negli Stati Uniti. Su tutti l’evento per eccellenza oltre Atlantico: il Super Bowl. Il grande show planetario del football americano è assegnato a quattro grandi network diversi che si alternano ogni anno nella diretta, che frutta cifre enormi in termini di ritorni pubblicitari. È facile poi che questi schemi seguano dinamiche simili all’estero, visto che i protagonisti sono i gruppi statunitensi con le loro diramazioni nel mondo: Sky da Comcast o Prime Video Italia, legato ovviamente alle logiche del canale statunitense di Amazon. Ci sarà anche una novità nel racconto delle partite di Nba su Prime Video. In alcune di queste interverrà come commentatore tecnico Massimo Ambrosini, seconda voce di Prime Video nelle telecronache di Champions League e grande appassionato di basket. Si aggiungerà alla squadra formata stabilmente da Alessandro Mamoli, Mario Castelli, Matteo Gandini, Tommaso Marino e Andrea Trinchieri. L’intento è quello di utilizzare l’ex capitano del Milan come traino per portare gli spettatori della partita del mercoledì di Champions League verso le sfide Nba. Perché in Italia il vero Super Bowl resta sempre il calcio.