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Ultimo aggiornamento: 14:58 del 23 Settembre

Non servono stravolgimenti per riscrivere la narrativa sui conti pubblici. Basta una revisione Istat. Siamo andati avanti per mesi in un clima in cui non passava giorno senza che fosse agitato lo spettro della “voragine nei conti pubblici”, evocando immagini drammatiche come il “Vajont fiscale” per descrivere le conseguenze del superbonus e degli altri incentivi edilizi. I dati ufficiali diffusi ieri dall’Istat restituiscono un’immagine molto più solida della finanza pubblica italiana.

Insieme al consistente aumento della pressione fiscale, salita di 1,3 punti in un anno, il dato più significativo riguarda la revisione al rialzo del Pil nominale del 2023: rispetto alla stima pubblicata a marzo scorso, l’incremento è di 11,2 miliardi di euro. Ma se si prende come riferimento la prima stima ufficiale diffusa da Istat, quella di marzo 2024, la differenza sale addirittura a 57 miliardi. Un balzo che non può essere liquidato come una correzione marginale: cambia in modo sostanziale il rapporto tra le grandezze macroeconomiche fondamentali.

Il rapporto debito/Pil per il 2023, che nella prima lettura fatta lo scorso anno era stato fissato al 137,3%, scende ora al 133,9%, un livello non solo inferiore a quanto inizialmente previsto, ma addirittura più basso di quello registrato pre-pandemia, arrivato nel 2019 al 134,2%. In altri termini: il peso del debito sul prodotto nazionale è oggi minore di quanto fosse prima delle crisi pandemica e energetica che hanno colpito l’Italia negli ultimi cinque anni.