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Ultimo aggiornamento: 12:28 del 23 Settembre

“Dopo la Vuelta, la questione è diventata molto più urgente e seria”. A parlare è Rob Gitelis, fondatore di Factor Bikes, rinomato marchio di bici britannico che fornisce i mezzi al team di ciclismo Israel Premier-Tech, vicino a Tel Aviv, finito nel mirino delle proteste pro-Palestina soprattutto durante la Vuelta di Spagna. “Senza un cambio di nome, senza un cambio di bandiera, non continueremo“. Schietto, diretto e senza giri di parole: il team israeliano sarà costretto a cambiare tutto se vorrà continuare a gareggiare con le bici marchiate Factor, azienda con cui tra l’altro era stato annunciato un rinnovo a tempo indeterminato, anche se Gitelis precisa: “Avevamo un impegno verbale a continuare, ma da allora la situazione si è aggravata al punto che non possiamo più rispettare tale impegno“, ha detto a cyclingnews.

Una questione diventata ancora più d’attualità – come anche confermato dal fondatore di Factor – dopo la Vuelta di Spagna. Una delle corse ciclistiche più importanti al mondo – insieme al Giro d’Italia e al Tour de France – è stata infatti teatro di numerosissime manifestazioni pro Palestina, contro il genocidio a Gaza e anche contro la presenza del team israeliano nella competizione. Il team Israel-Premier Tech non è legato direttamente allo Stato, ma è finanziato dal miliardario canadese-israeliano Sylvan Adams e dall’uomo d’affari americano Ron Baron. Diverse proteste, tappe accorciate, una anche senza un vincitore, e addirittura l’ultima annullata per i tantissimi disordini, nonostante un servizio d’ordine corposo. Manifestazioni rumorose che hanno scosso il mondo del ciclismo internazionale, al punto che uno dei più grandi marchi ciclistici ha messo in serio dubbio il rapporto di collaborazione con la Israel Premier-Tech. Già alla Vuelta la squadra ciclistica aveva rimosso il nome dalle divise per tutelare i propri corridori.