Continuiamo a considerare eccezionali gli eventi atmosferici che causano sempre più frequenti alluvioni e disastri. Ed è questo il modo peggiore per prepararsi ad affrontare al meglio, o alla meno peggio, le prossime emergenze, che inevitabilmente ci saranno. Quello che è accaduto ieri, ancora una volta, in molte regioni d’Italia, fa parte della normalità causata dal riscaldamento climatico. Dovrebbero ammetterlo anche tutti quelli che lo negano perché ne sopportano anche loro le conseguenze e la loro ignavia mette a rischio tutti. Non sono eventi eccezionali, sorprendenti. Il fatalismo è ormai una colpa grave. Inutile paragonare l’entità delle precipitazioni con la serie storica se questa reazione, scontata, è solo funzionale alla costruzione di un comodo alibi. Personale e collettivo. Basta. A Milano, per esempio, il Seveso esonda con sempre maggiore frequenza. Anche il Lambro costituisce una seria minaccia al punto che l’ente del bacino del Po, competente anche per le aree degli affluenti, ha allargato le proprie prescrizioni contrarie a diversi progetti edilizi in aree diventate a rischio idrogeologico, come il parco Forlanini. Se ha ragione - come crediamo - l’assessore alla Protezione civile, opere pubbliche e cura del territorio, Marco Granelli, per proteggere Milano ci vogliono almeno quattro vasche di contenimento nei comuni della cintura Nord. Le attuali due, peraltro una ancora incompleta a Senago, non bastano. Dice Granelli, bisogna tornare al piano che più di dieci anni fa, al tempo del governo Renzi, prevedeva quattro invasi di sicurezza. Piano smontato dal governo gialloverde di Conte, in cui c’era anche la Lega che governa la Lombardia. Sarebbe opportuno che chi ha ostacolato e continua a ostacolare questi progetti se ne assumesse con trasparenza la responsabilità. Fra pochi giorni, quando il fango sarà ripulito, si tornerà a pensare che dopotutto è stato un evento eccezionale e si spera che non accada più. Esce in questi giorni un bel libro di un grande esperto di cambiamenti climatici come Giulio Boccaletti (Il futuro della natura, Mondadori). C’è un capitolo assai significativo, dal titolo Il fiume che ti passa in salotto, da leggere non solo in questi giorni di danni e disagi. Una descrizione che William Faulkner faceva del Mississippi. Si dà conto di alcuni grandi progetti, di ripristino e cura degli alvei dei fiumi, avviati con successo negli Stati Uniti e in Olanda. E in Italia? Nessuno.