Sergio Mattarella non gioca con le parole. Chi uccide i giornalisti colpisce al cuore la libertà, afferma il capo dello Stato. impedisce una corretta informazione che è alla base delle nostre democrazie. Testuale: «L’assassinio dei giornalisti è un assassinio delle nostre libertà, di una parte di noi a cui la comunità non intende rinunciare». Il presidente lo afferma celebrando in un messaggio la memoria di Giancarlo Siani, cronista de Il Mattino, eliminato quarant’anni fa dai killer della camorra «perché aveva acceso la luce sulle attività criminali dei clan, svelato i loro conflitti interni, le viltà che li caratterizzano».
La sua testimonianza resta viva, assicura Mattarella, «nella società che rifiuta l’oppressione delle mafie e dei gruppi di criminalità organizzata e tra i suoi colleghi giornalisti fedeli all’etica della professione e impegnati ogni giorno in una funzione cruciale per la libertà della convivenza civile». Ma poi il presidente aggiunge: «Ricordare il sacrificio della vita di Siani porta inevitabilmente alla mente i numerosi giornalisti morti perché colpevoli di testimoniare la verità, di raccontare le violazioni del diritto, le aggressioni, le guerre, lo sterminio senza pietà». E qui il pensiero corre a quanto sta accadendo nei vari conflitti in corso, specialmente nella Striscia di Gaza, dove in quasi due anni sono morti 256 operatori dei media, molti vittima di presunti errori dell’esercito israeliano ma nei fatti deliberatamente attaccati in quanto scomodi testimoni. Non è così, fa intendere Mattarella, che si aiuta la causa della libertà nel mondo.







