Donald Trump è salito sul palco del State Farm Stadium di Glendale per ultimo, sulle note di God Bless the Usa cantata dal vivo da Lee Greenwood e accolto dalla folla che urlava «Usa, Usa, Usa». «Oggi l’America è una nazione in lutto, una nazione sotto shock. Charlie è stato ucciso perché diceva la verità, perché ha fatto quello che era giusto per il Paese. Ora è immortale, è diventato eterno. Per noi sarà un martire: lui amava l'America e l'America amava lui». Silenzi e applausi e il presidente incalza: «Poco prima di morire mi ha detto di salvare Chicago, la sua città, e lo faremo», ha continuato il presidente. «Non gli sono mai interessati i soldi, ma la sua missione, salvare il Paese», ha aggiunto affermando che Kirk ha anche aiutato ad unire i Maga con i Maha, il movimento che si occupa di salute: «Domani faremo un grande annuncio sull'autismo, abbiamo trovato una soluzione».
È un po’ show e un po’ funerale di Stato l’ultimo addio a Charlie Kirk. Sul palco c’è un suo grande ritratto con le mani conserte, mentre prega. Il caos delle urla di 200mila persone, le preghiere sommerse dagli slogan da concerto, il tifo tipico di una partita di Super Bowl e la sontuosità del suono di una cornamusa. Il sottofondo cambia di continuo e dalla musica ambient si passa piano piano agli acuti di un inno rock. Le lacrime e gli applausi, le preghiere e i selfie, perché essere qui oggi era necessario: perché questo funerale passerà alla storia e perché partecipare serve a sancire da che parte si sta, ma soprattutto che futuro avrà il movimento. Per un’intera generazione di giovani studenti Charlie Kirk è stato un modello in grado di unire la fede cristiana tradizionalista al pensiero politico conservatore. Ora che è morto il suo messaggio può fare un salto: coinvolgere oltre ai maschi bianchi anche le studentesse, che sono sempre state una minoranza, i genitori e i nonni dei ragazzi che per anni avevano seguito Turning Point, l’associazione da lui fondata nel 2012, quando aveva 19 anni. Dal palco la cerimonia è stata aperta dai membri di Turning Point Usa che hanno ricordato come lo hanno conosciuto, com’era, come si comportava. «Amava Dio e amava i suoi amici. Ogni giorno stava con sua moglie e con i suoi figli. Seguiva il volere di Dio», ha detto uno dei ragazzi dell’associazione, ricordando che adesso è il momento di cambiare: «È il nostro turning point». Questa unione di valori cristiani e messaggi populisti di destra è la grande occasione sia per Trump che per l’intero movimento Maga di raggiungere ancora più elettori. Il presidente Usa è apparso sorridente sugli spalti protetto da vetri antiproiettile. Con lui il capo di gabinetto Susie Wiles, il genero Jared Kushner, il figlio Donald Trump Jr., il vice capo di gabinetto Dan Scavino e Jd Vance. «Charlie amava dibattere perché era il modo per portare luce nei posti bui. Ha detto che la famiglia è più importante di ogni lavoro e che la vita va difesa sempre. Ma Charlie ha portato la verità che Gesù era il re dei re. Ed era un simbolo, un esempio», ha detto Vance, salito sul palco poco prima di Erika Kirk e di Trump. «Ho visto la ferita che lo ha ucciso. Anche da morto ho visto l’uomo che amavo. Ho visto il suo singolo capello grigio, che vedevo sempre, ma non gliel’ho mai detto. Ho visto il suo sorriso», ha detto la vedova sul palco. «Nei giorni che hanno seguito il suo assassinio non abbiamo visto rivoluzioni, violenza, ma abbiamo visto persone aprire la Bibbia, andare in chiesa per la prima volta», ha continuato e poi ha detto di perdonare l’assassino del marito, «come Gesù ha chiesto di fare a suo padre». Diversi analisti hanno definito la giornata di ieri, la cerimonia per ricordare Kirk, assassinato il 10 settembre in Utah, come un nuovo capitolo sia per Turning Point che per il movimento conservatore.










