dal nostro inviato
PONTIDA (BERGAMO) - Chi esce e chi, incrociando le dita, si prepara a entrare. Da una parte Luca Zaia, osannato dai militanti, gente in coda per un selfie: «Presidente, è mezz’ora che aspetto». Dall’altra Alberto Stefani che per la prima volta, da vice di Salvini, parla sul palco di Pontida e confessa l’emozione: «Per vent’anni fin da bambino sono stato sul pratone, con la bandiera della mia Regione». È la Pontida dei commiati e dei debutti. Cinque anni fa, il 20 e 21 settembre 2020, i veneti alle urne premiarono Zaia per la terza volta dandogli quasi il 77% dei consensi. Ieri il governatore, non più ricandidabile, era con i suoi consiglieri regionali a srotolare ancora il bandierone di San Marco e ad avvertire gli alleati: «Se il candidato presidente del Veneto non sarà della Lega, sarà un problema». Si voterà il 23 e 24 novembre, il candidato ufficialmente ancora non c’è, anche se la Lega spinge per Stefani. «Dovrebbe essere questione di giorni», dice il sottosegretario padovano Massimo Bitonci. In questa ideale staffetta Luca-Alberto, il giovane si rivolge ai suoi parlando di «comunità», «valori», «identità». E dal pratone scatta il coro: “Pre-si-den-te, pre-si-den-te”.









