LONDRA – Keir Starmer aveva avvertito Israele lo scorso luglio di cambiare rotta nella sua sanguinosa offensiva a Gaza. Il premier Netanyahu non lo ha ascoltato e così il primo ministro britannico, insieme ad Australia e Canada e in serata anche al Portogallo, ha annunciato ieri il riconoscimento formale dello Stato palestinese: “Le immagini di violenza, fame e sofferenza a Gaza sono intollerabili”, ha commentato il primo ministro britannico, “abbiamo preso questa decisione per ravvivare la speranza di pace per i palestinesi e gli israeliani e una soluzione a due Stati”.
Si tratta di una decisione storica per la diplomazia britannica, dopo il mandato britannico della Palestina e la dichiarazione Balfour che nel 1917 pose le basi della nascita di Israele. Una decisione che Starmer ha preso non a cuor leggero: sua moglie e i suoceri sono ebrei, mentre lui ha bonificato il partito dopo le accuse di antisemitismo al suo predecessore, Jeremy Corbyn. Tuttavia, il Labour aveva già annunciato il riconoscimento dello Stato palestinese nel suo programma di governo, ma soprattutto la pressione della sinistra del partito oramai era diventata insostenibile.
“Chiediamo nuovamente al governo israeliano di revocare le inaccettabili restrizioni al confine, di porre fine a queste tattiche crudeli e di consentire l’afflusso di aiuti”, spiega Starmer. “Insieme alle azioni di Hamas - che deve rilasciare immediatamente gli ostaggi, che continueremo a sanzionare e che non avrà più alcun ruolo in Medio Oriente - il governo israeliano sta intensificando il conflitto e la speranza di una soluzione a due Stati sta svanendo. Ma non possiamo permettere che quella luce si spenga”. Sono così 148 i Paesi che riconoscono lo stato Palestinese e che potrebbero aumentare in questi giorni durante l’Assemblea Generale all’Onu, con Belgio, Lussemburgo, Malta, San Marino e Andorra, oltre alla formalizzazione già annunciata della Francia e alla probabile adesione della Nuova Zelanda.













