La vita come un romanzo Russo. Se ne è andato, Roberto Russo, dopo aver fatto con Monica Vitti quel che la primavera fa con i ciliegi, e le altre stagioni pure. Sarebbe sbagliato circoscriverne la vita, e dunque sigillarne la morte, all’accudimento, alla protezione, alla conservazione della diva di cui, ricambiato, s’era innamorato. Perché Roberto Russo, morto poco prima di compiere 78 anni, che aveva sposato la Vitti nel 2000 dopo lungo fidanzamento, che l’aveva tenuta nel mondo ma non del mondo fino, e oltre, il 2 febbraio del 2022, ha esaudito il titolo che un pucciniano Fabrizio Corallo ha scelto per il suo bel documentario, Vitti d’arte, Vitti d’amore (2021, lo trovate su Rai Play).

Creazione e sentimento, una cosa sola sin dal titolo che distingue il regista, premia l’attrice – alla Berlinale – e battezza su schermo quel romanzo Russo: s’intitola, meglio, si vuole Flirt. Nel 1984 gli vale il David di Donatello per l’esordio, e sottilmente, indefettibilmente prende in carico quel che Monica, attrice e compagna, comportava: nella storia di una coppia di mezza età che l’immaginazione – anche depressione, e per i nostri fini immaginario – dell’uomo rende un ménage à trois avallato e quindi invalidato dalla donna stessa.