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21 SETTEMBRE 2025
Ultimo aggiornamento: 9:06
Anfore, mosaici, ceramiche. Migliaia di pezzi, un catalogo sterminato risultato di trent’anni di scavi. Sono stati inscatolati e sgomberati con sei camion da un deposito di reperti archeologici di Gaza City poche ore prima prima che l’edificio venisse raso al suolo da un missile nella seconda fase dell’operazione “Gideon’s Chariots”: secondo l’esercito israeliano ospitava strutture dell’intelligence di Hamas. “Hanno consentito solo una parziale evacuazione dei reperti che intendeva colpire – denuncia Alon Arad, direttore esecutivo di Emek Shaveh, associazione israeliana che si batte per la conservazione delle antichità -. L’antiquarium conteneva circa 30 anni di lavoro archeologico nella Striscia e custodiva decine di migliaia di reperti. Alcuni sono stati rimossi, ma molti sono andati distrutti“.
Il magazzino apparteneva all’École Biblique et Archéologique Française. Fondato nel 1890 a Gerusalemme, l’istituto si fregia di essere “il più antico centro di ricerca archeologica biblica in Terra Santa” e da tre decenni conduce scavi e progetti di restauro con archeologi esperti locali in siti dell’importanza del Monastero di Sant’Ilarione, nel villaggio di Nuseirat, al quale a dicembre l’Unesco ha accordato una “protezione rafforzata” per tentare di risparmiarlo dalla bombe. L’Agenzia dell’Onu per la Scienza e la Cultura ha tenuto conto dei danni inflitti dalle Idf al patrimonio artistico della Striscia. Tra il 7 ottobre 2023 e il 18 agosto 2025 , l’ente “ha verificato danni a 110 siti: 13 religiosi, 77 edifici di interesse storico e/o artistico, 3 depositi di beni culturali mobili, 9 monumenti, 1 museo e 7 siti archeologici“.








