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Ultimo aggiornamento: 9:07

“Mi ispiro a Fidel Castro, a Miguel Díaz-Canel, a Hugo Chávez, a Nicolás Maduro, a Daniel Ortega, a Evo Morales. Li ho conosciuti, mi sono confrontato con loro”. Parla come un rivoluzionario socialista Valerio Antonini, vulcanico imprenditore romano, atterrato nel 2023 a Trapani dopo aver acquistato la squadra di calcio, e trasformatosi in meno di due anni nell’acerrimo nemico politico del sindaco Giacomo Tranchida, tanto da chiederne le dimissioni.

I panni sporchi di Trapani ormai si lavano nella pubblica piazza dei social. Il patron Antonini usa i suoi account per pubblicare di continuo post, foto, documenti, atti comunali, video e dirette con cui attacca l’amministrazione. Rende noto ai suoi followers di telefonate registrate, screenshot di conversazioni e messaggi ricevuti, definendo il sindaco “eversivo”, “mediocre”, “espressione di un sistema antico” e “clientelare”. Rispolvera vecchie storie di brogli elettorali, e annuncia persino di svelare casi di adulterio, il tutto per “smascherare” il sindaco. Dall’altro lato Tranchida risponde per le rime, parla di “odio mediatico” nei suoi confronti, e denuncia l’hackeraggio dei suoi social e la modifica della pagina Wikipedia a lui dedicata. Una manina, quasi fosse un oracolo, ha corretto la bio dell’enciclopedia pubblica scrivendo che a dicembre 2025 Tranchida sarà “sfiduciato dalla maggioranza del consiglio comunale di Trapani, lasciando la carica della città”, e che al suo posto sarebbe stato eletto proprio Antonini.