Non lo hanno visto arrivare, ma il suo triplo vale l'argento mondiale a Tokyo. E per pochi attimi è sembrato perfino d'oro. E' Andrea Dallavalle, piacentino classe 1999, tifoso del Milan e una laurea magistrale, la sorpresa più splendente dell'atletica azzurra fino a questo punto, nello stadio olimpico di Tokyo. Dopo l'argento europeo e il quarto posto ai Mondiali di Eugene, il triplista allenato da Fabrizio Donato e Paolo Camossi corona la sua carriera con una medaglia probabilmente inaspettata anche per lui: serve la miglior prestazione personale, un 17.64 piazzato al sesto e ultimo tentativo, per scavalcare tutti, tranne Pichardo, ed esultare salendo sul secondo gradino del podio.

"Ho fatto 'all in' su quell'ultimo salto - ha spiegato ad Atletica Tv - quando hanno dato la misura, mi sono detto o hanno sbagliato oppure ho fatto qualcosa di grande...". Era la seconda. Merito di un ragazzo che non ha mollato nelle difficoltà ("è il mio carattere, e sono felice di averlo mostrato finalmente a tutto il mondo"), più che del singolare portafortuna, le mutande di Diabolik "anche questa volta in valigia". Dallavalle si è infilato da outsider in una sfida a prevalenza cubana: Pichardo, che salta per il Portogallo, Andy Diaz, vestito d'azzurro, e Lazaro Martinez, rimasto a difendere i colori dell'Havana. Dei tre, Diaz è stato l'unico a deludere, trascinandosi a ogni salto per un dolore all'inguine che ne ha impedito una rincorsa pulita: il bronzo olimpico di Parigi non è mai andato oltre un 17.19 che vale il sesto posto finale. "Nessuna scusante fisica, esco sconfitto", le sue parole.