di
Maria Egizia Fiaschetti
L'amministrazione capitolina esprime disappunto per la mossa del governo che, se passerà l'emendamento al ddl Semplificazione per le attività commerciali, potrebbe prolungare le osp Covid di oltre un anno e mezzo
L’ennesimo rinvio — l’emendamento presentato in Senato da Costanzo della Porta (FdI) che potrebbe far slittare a giugno 2027 le deroghe concesse ai dehors durante l’emergenza Covid — agita l’amministrazione capitolina che con l’approvazione del nuovo Regolamento sulle occupazioni di suolo pubblico ha provato a mettere ordine in una materia tanto complicata quanto controversa. L’ulteriore proroga è legata all’anno in più (dal 16 dicembre di quest’anno al 31 dicembre 2026) che il governo si è riservato per varare la legge delega per il riordino del settore. Una norma già all'insegna della «semplificazione», come sottolinea il deputato di FdI Gianluca Caramanna che ha formulato la proposta: dallo snellimento della burocrazia al minore potere della Soprintendenza nelle aree non vincolate controbilanciati dall’uniformità degli arredi.
L'assessora Lucarelli: «Non è corretto intervenire dall'alto»La prospettiva di un’altra moratoria irrita il Campidoglio che con il via libera al Regolamento, a valle di un percorso lungo e travagliato, sperava di poter mitigare il caos dei tavolini aumentati in misura esponenziale: oltre 90mila metri quadrati di osp Covid in tutta la città con un incremento superiore al 500 per cento, concentrati in gran parte nel I Municipio (35.581 metri quadrati) dove si contano più di 5mila dehors. L’assessora alle Attività produttive, Monica Lucarelli, è perentoria: «Non è corretto che, ancora una volta, si intervenga dall’alto rinviando quello che il governo non è pronto a fare. Prolungare fino al 2027 misure nate in una fase eccezionale, quando turisti e consumi erano fermi, significa alterare l’equilibrio urbano, penalizzare chi vuole investire, favorire distorsioni di mercato e creare due categorie di operatori. Se davvero si vuole intervenire, il Parlamento dovrebbe prevedere l’esclusione dei Comuni che hanno già deliberato e sono pronti con un proprio regolamento. Continuare a rinviare fino alla vigilia delle prossime elezioni appare più come una scelta tattica che come una riforma di sistema». Considerata la complessità del tema, per la prossima settimana Lucarelli ha convocato una riunione con le associazioni di categoria.






