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Massimiliano Jattoni Dall’Asén

La Cgil: «Le soglie minime di accesso salgono a 1.616 euro nel 2025 e 1.811 euro nel 2030, irraggiungibili per i redditi medi. La pensione anticipata diventa un miraggio»

C’è chi lo chiama «scivolo» per uscire prima dal lavoro, ma per la Cgil assomiglia piuttosto a un muro: più ci si avvicina, più si scopre che non è scalabile. Il giudizio tranchant del sindacato è sulla nuova proposta del governo di consentire il pensionamento a 64 anni utilizzando il Tfr come rendita integrativa. Il problema è che la cosiddetta «flessibilità» in uscita si è trasformata negli anni in un percorso sempre più accidentato. Con la riforma Dini del 1995 era possibile lasciare il lavoro già a 57 anni con 5 anni di contributi e una pensione pari a 1,2 volte l’assegno sociale (646,42 euro al mese nel 2025). Con la riforma Fornero, del 2011, l’età è salita a 64 anni, i contributi minimi a 20 anni e l’importo soglia a 2,8 volte l’assegno sociale.

Un’uscita sempre meno flessibileE ora arriviamo alla nuova misura che, secondo la Cgil, si scontrerebbe con un ostacolo invalicabile: l’innalzamento dell’importo soglia richiesto per accedere all’anticipo pensionistico. E, infatti, se nel 2022 servivano almeno 1.309,42 euro al mese e 1.409 nel 2023 (pari a 2,8 volte l’assegno sociale), nel 2024 la soglia è salita a 3 volte l’assegno sociale, pari a 1.603 euro circa (con riduzioni per le madri). Da quest’anno e fino al 2029, poi, i 20 anni diventano 25 anni di contribuzione effettiva se si utilizza la previdenza complementare e la soglia sale a 1.616,07 euro (+306,65 euro, equivalente a un +23%) e nel 2030 raggiungerà 1.811,78 euro (+502,36 euro rispetto al 2022, +38%). Per tradurre questi valori in carriere lavorative reali, la Cgil calcola che solo l’incremento di soglia dal 2022 al 2030 richiederebbe un montante contributivo aggiuntivo di oltre 128 mila euro, che a sua volta corrisponde a quasi 389 mila euro di retribuzione lorda in più. «Un traguardo irraggiungibile per chi ha carriere discontinue e salari medi o bassi, che richiederebbe una retribuzione aggiuntiva di 388.953 euro al 2030», spiega Cigna.