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Sei anni fa una redattrice di Wirecutter, il sito del New York Times che si occupa di recensire prodotti, scrisse un articolo per raccontare di come era «sopravvissuta» una settimana a Washington DC senza portafoglio (l’aveva dimenticato nella lounge dell’aeroporto a San Francisco, prima di partire). Scrisse: «Ho scoperto che il mio smartphone può fare quasi tutto quello che fa il mio portafoglio: dal pagare al ristorante al noleggiare una bicicletta».

Il tono stupito del racconto oggi suona datato, perché il rapporto delle persone con i pagamenti elettronici, e in particolare quelli fatti con gli smartphone, è cambiato profondamente. Quello che l’articolo descriveva come “una sfida” è oggi il modo in cui quotidianamente vivono e fanno acquisti moltissime persone, una parte delle quali infatti ormai fa a meno del portafoglio. Lo ha sostituito in certi casi con un portacarte, spesso da applicare con un magnete allo smartphone, oppure in altri casi con i soli dispositivi elettronici.

Un recente sondaggio di Link, la principale rete di sportelli bancomat del Regno Unito, riporta che l’80 per cento degli adulti britannici possiede un portafoglio, ma meno della metà pensa che sia essenziale portarselo dietro tutti i giorni. In Italia i pagamenti elettronici si stanno diffondendo più lentamente, ma stanno aumentando. Le transazioni tramite smartphone poi – e altri dispositivi su cui si possono salvare le carte di credito come gli orologi digitali – sono quelle cresciute di più nell’ultimo anno.