MILANO. Lo scorso 17 marzo Michele A. era stato condannato per tentata violenza sessuale commessa ai danni di una ragazza nel 2023. Il 38enne, originario della provincia di Foggia e residente nel Milanese, è stato arrestato il 15 settembre dai carabinieri per un altro episodio analogo. L’accusa non è di averla solo tentata, ma di averla commessa. Il precedente 9 settembre una ragazza di 20 anni ha denunciato di essere stata costretta a subire atti sessuali da un uomo più grande con cui si era incontrata per un primo appuntamento dopo una conoscenza avvenuta su Telegram. I due hanno concordato di incontrarsi alla fermata della metropolitana di San Donato Milanese. All’uscita dalla stazione la giovane ha trovato il 38enne, che aveva detto di chiamarsi Alessandro e di avere due anni di meno, che l’aspettava in un Volkswagen Maggiolone di colore blu. «Ti porto in un posto molto carino», le avrebbe detto. In realtà dopo aver detto di aver sbagliato strada il sedicente Alessandro si sarebbe fermato in un vicolo cieco e avrebbe chiuso le serrature. Secondo la denuncia della ragazza all’improvviso avrebbe estratto dalla tasca del pantalone un coltello da cucina intimandole di avere un rapporto sessuale con lui. La giovane ha reagito ed è riuscita ad uscire dall’auto, dopo che l’uomo impossessandosi del suo smartphone ha eliminato la conversazione tra i due che aveva preceduto l’appuntamento di persona e aver cercato di rubarle dei soldi dalla borsetta. Nonostante il forte stato di agitazione la ventenne ha avuto la lucidità di fare un video al Maggiolone prima che il 38enne si allontanasse. In strada ha quindi fermato un’auto di passaggio e ha poi dato l’allarme chiamando il numero di emergenza. I carabinieri della compagnia di San Donato milanese, coordinati dal pm di turno Sara Ombra, con il video fornito dalla vittima e in cui era parzialmente ripresa la targa sono risaliti all’auto dell'indagato. La sua immagine è stata mostrata in un album fotografico con altri volti alla ventenne che lo ha riconosciuto con assoluta certezza. Anche alla luce della precedente condanna per un fatto commesso con lo stesso modus operandi - sottolinea la gip Rossana Mongiardo - «la ricerca del piacere» per Michele A. - «è divenuta, per una malsana e patologica dipendenza». In definitiva, «la ricerca di contatti con soggetti di sesso femminile attraverso le piattaforme social, l'assenza di empatia, che lo rende capace di sfruttare le fragilità delle vittime, l'adozione di un collaudato ed efficace metodo, il compulsivo desiderio di appagare il proprio istinto sessuale - si legge nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere - lo rendono un soggetto particolarmente pericoloso».
Milano, ventenne violentata al primo appuntamento: fermato 38enne, si erano conosciuti sui social
L’ha fatta salire in auto e l’ha minacciata con un coltello








