«Il vino italiano di tutto ha bisogno tranne che di una decrescita felice». Nel dibattito sulla vendemmia con una produzione in crescita rispetto agli ultimi due anni che si andrà ad aggiungere a giacenze di vino invenduto ancora elevate e alle preoccupazioni di mercato dominate dall’incognita dazi, interviene il presidente di Fedagri-Confcooperative, Raffaele Drei. Quello di Drei è un angolo visuale privilegiato sul mondo del vino visto che dall’universo della cooperazione dipende oltre il 50% della produzione vinicola italiana.
«La produzione – ha aggiunto Drei - sarà di certo superiore a quella degli ultimi due anni nei quali sono stati riscontrati prima problemi climatici e poi difficoltà fitosanitarie che hanno tagliato i raccolti. Ma non vedo uno scenario di eccesso di offerta. Lo scostamento a fine vendemmia non sarà rilevante come non mi risultano giacenze in crescita. Anzi il mercato richiede più mosti d’uva per l’arricchimento e una fetta di produzione probabilmente sarà dirottata verso questo specifico segmento produttivo. Insomma, io non sono pessimista. Non nascondo che ci sono difficoltà ma queste non possono essere risolte semplicemente tagliando la produzione. Anzi. Sono convinto che le difficoltà del vino italiano non possano essere addossate solo all’anello produttivo. Se ne deve fare carico l’intera filiera adottando misure anche sul fronte dell’allargamento dei mercati di sbocco».






