La riabilitazione militare è il ripristino dell’onore per i soldati italiani fucilati durante la prima guerra mondiale. Di questi ragazzi del 1915-18 passati per le armi senza processo con la brutale pratica della decimazione o per esecuzione immediata e diretta da parte dei superiori se ne sono occupati, il 21 novembre del 2014 con una proposta di legge n. 2741 presentata alla Camera, il docente universitario Guglielmo Cevolin, il magistrato in forza alla Procura di Padova e già sostituto procuratore militare, Sergio Dini, e gli allora deputati Gian Piero Scanu e Giorgio Zanin. E il tema è tornato alla ribalta, tanto che martedì in consiglio regionale del Veneto è in calendario il voto per istituire un albo dei fucilati e la “Giornata regionale della restituzione dell'onore ai militari appartenenti alle Forze armate italiane fucilati nel territorio della Regione Veneto durante la Prima guerra mondiale”. Ma c’è chi già storce il naso, perché in mezzo ai nomi di quei militari ci sono anche stupratori e assassini.
Il magistrato padovano Sergio Dini tra i firmatari della proposta di legge, autore tra l’altro di libri di storia militare come “La bilancia e il moschetto” e “La sponda violata” (scritto con il collega Roberto Piccione della procura di Venezia), prova a fare chiarezza. «Nel disegno di legge da me predisposto, si teneva conto solo di quei soldati fucilati senza essere processati per diserzione, abbandono del posto davanti al nemico, disobbedienza e sbandamento. Erano stati volutamente esclusi quelli colpevoli di reati di sangue e di spionaggio».






