Il mistero della coolness del Duca Bianco non sarà forse sciolto nemmeno questa volta, ma il definitivo disvelarsi dell’acclarata complessità del personaggio è ormai a disposizione di tutti, grazie al lavoro del Victoria Albert Museum di Londra: il V&A East Storehouse sulle sponde del Tamigi ospita 90 mila oggetti e reperti nel nuovo David Bowie Center. È un po’come entrare nel suo cervello e pensare i suoi pensieri, usare i suoi occhi e le sue mani e ripercorrere una vita artistica ogni giorno più lontana dall’essere dimenticata. Nel repertorio degli eroi del rock, non c’è santo e non c’è beato che gli possa finora stare dietro. Da oggi si capisce un po’ di più il perché: ma, come vedremo, è anche una questione di quattrini.

Non è solo un museo. È un archivio vitale, straordinariamente vivace e tecnologicamente sorprendente, che permette a ciascuno di venire in contatto con quanto più gli sta a cuore. C’è qualunque cosa: 414 costumi compresi gli accessori, testi e bozze di canzoni vergate con la sua mano (Fame del 1975, Heroes del ’77, Ashes to ashes del 1980) e spesso versi scritti e tagliati a striscioline per poterne modificare la posizione come aveva visto fare a William S. Burroughs; gli strumenti musicali sono 150.