Non è probabilmente stato uno dei più grandi pugili britannici di tutti i tempi, ma era comunque un bel campione. Di sicuro Ricky Hatton è stato un personaggio popolarissimo. Lo testimonia la reazione commossa di media e social britannici alla notizia della sua morte, avvenuta a soli 46 anni. Una scomparsa improvvisa. Il corpo di Hatton è stato ritrovato nella sua abitazione dalla polizia di Manchester, che ha specificato che "al momento non c'è motivo di credere che si tratti di un caso sospetto".

Tifosissimo del City

Hitman, questo il suo alias, era molto amato anche in ambito calcistico per la sua nota passione per il Manchester City. Non a caso le sue entrate sul ring venivano spesso accompagnate dall’inno della squadra di Guardiola. Un ruolo talmente riconosciuto che Floyd Mayweather (uno che con il pallone ci entra poco), nel tour inglese per pubblicizzare il match contro di lui, indossò sempre una maglia del Manchester United per provocare la parte avversa.

Problemi di alcol e droga e il proposito di tornare sul ring

Proprio il match con Mayweather, che si svolse a Las Vegas e fu accompagnato da un esodo quasi calcistico di tifosi inglesi, rappresentò il momento più alto della carriera di Hatton. Perse perché Mayweather gli era superiore, ma da lì iniziarono i suoi problemi. Sprofondò in una crisi fatta di alcol, cocaina, pensieri suicidi. Demoni acuiti dalla successiva, tremenda sconfitta contro Pacquiao ma che sembravano scacciati. Esorcizzati anche in un docufilm prodotto da Sky in cui Hatton si era raccontato senza filtri. E anche il ritorno in palestra, con il proposito di tornare a combattere (il rientro era previsto per il prossimo dicembre a Dubai) sembrava andare in quella direzione.