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14 SETTEMBRE 2025
Ultimo aggiornamento: 14:57
Con il Pd “non siamo alleati“, ma “stiamo costruendo un progetto politico per mandare a casa Meloni. Dichiararsi pregiudizialmente alleati rischia di indebolire”. Ospite della festa del Fatto a Roma, intervistato da Luca De Carolis e Peter Gomez, Giuseppe Conte rivendica l’autonomia strategica del Movimento 5 stelle nel “campo largo” di centrosinistra. “Non ci possiamo dichiarare alleati, siamo una forza diversa, abbiamo una storia diversa dalla Quercia coi cespugli intorno“, dice, riferendosi alle maxi-coalizioni guidate dai Ds in un’altra epoca politica. “Attenzione, ogni giorno lavoriamo per costruire un progetto per contrastare questa destra estremista. Ma alleati saremo quando convergeremo sul progetto progressista, nero su bianco”, precisa l’ex premier. E nega che il suo obiettivo privato sia quello di tornare a palazzo Chigi: “Per me non sarà mai una questione personale. Vogliamo lavorare per un progetto progressista serio che possa migliorare il Paese”.
Il leader pentastellato sceglie di non mettere un veto esplicito sulla presenza in coalizione di Matteo Renzi, ipotesi fischiatissima dal pubblico (video): “Non rimaniamo appesi ai personalismi, ci siamo già passati. Faremo di tutto per evitare accozzaglie o armate Brancaleone. Ma un percorso si può fare, adesso non ha senso dire “tizio sì” o “tizio no”. La platea si è espressa perché è avveduta, ma fateci lavorare e costruire questo percorso, e dopo chissà che non ci siano belle sorprese”, afferma. Ma chiarisce: “Non è sufficiente solo vincere e costruire un accordo finto per poi andare a Chigi, altrimenti facciamo la fine dell’Unione di Prodi. Il programma deve essere realmente condiviso, con obiettivi strategici chiari e preannunciati. L’affidabilità dei compagni di viaggio è fondamentale”.








