Appassionato di karaoke e di gastronomia, imprenditore miliardario che ha costruito l’aeroporto di Bangkok, il conservatore Anutin Charnvirakul, veterano della politica e amico di re Vajiralongkorn, ha sostenuto la legalizzazione della cannabis quando era ministro della Salute. Dal 7 settembre è il nuovo premier thailandese, il terzo in due anni. In uno scenario intricato, il suo governo (sostenuto dall’esterno dal Partito popolare, erede del movimento progressista messo fuori gioco dal potere dopo la vittoria nel voto del 2023) potrebbe rendere finalmente possibile una svolta lungamente attesa, in un Paese dominato da monarchia, militari e giudici. Certo, dovranno essere mantenute le promesse fatte nel giorno dell’insediamento: sciogliere il parlamento entro quattro mesi e indire un referendum per una riforma costituzionale. La sua intenzione, almeno sulla carta, è di «far tornare il potere al popolo per decidere sul futuro della nazione».