La verità non esiste davvero, almeno secondo gli autori di un filone televisivo che negli ultimi anni è diventato uno dei più seguiti, ovvero il thriller al femminile d’alta borghesia dove, spesso e volentieri, ci scappa il morto. Di questa tendenza fa parte La fidanzata (The Girlfriend), l’adattamento ora su Prime Video del romanzo omonimo di Michelle Frances. La serie è un guilty pleasure patinato e appagante che a tratti si eleva a dramma sulle relazioni filiali e sulla possessività, sulla prospettiva e sui pregiudizi sociali. Robin Wright (House of Cards, Gli intrighi del potere) interpreta (è anche produttrice e regista) una madre ricca e possessiva che inizia una faida senza esclusioni di colpi con la futura nuora, rea di essere povera e chav, e di “avere qualcosa di strano, come di qualcuno che nasconde qualcosa”. Tutti mentono, specialmente se provengono da un contesto socialmente inferiore e da famiglie problematiche, ma per Laura, Cherry Laine (Olivia Cooke di House of the Dragon) è una gold digger cafona indegna del prezioso figlio, e per questo fa di tutto per sabotare la sua relazione con Daniel (Laurie Davidson di Mary & George).Christopher RaphaelLe sei puntate alternano il punto di vista prima di una e poi dell’altra, ripetendo i momenti salienti della loro faida in modi che sembrano raccontare eventi sostanzialmente diversi: in questo la narrazione sottolinea qualcosa di ovvio ma in modo arguto, ovvero che la realtà è modellata dall’occhio di chi guarda. Per il resto, La fidanzata è un passatempo divertente, sguaiato e grottesco, il classico guilty pleasure che dopo il travolgente successo della capostipite del genere Revenge, nel 2011, ha conquistato la parte di pubblico che ama vedere i ricchi piangere. La formula è sempre la stessa: un’attrice di mezz’età di grosso calibro, proveniente dal cinema – prima della Wright ci sono Nicole Kidman, Reese Witherspoon e Julianne Moore - interpreta una donna di alto ceto alle prese con segreti di famiglia, intrighi, vendette e/o crimini. In questo caso, Laura è una matriarca dell’alta società dalla classe fredda e austera, in apparenza posata ma in realtà mentalmente instabile, che per “proteggere” la sua famiglia rischia di distruggerla. Pian piano scopriamo che Laura ha alcune scusanti per il suo comportamento, in particolare per l'attaccamento morboso verso il figlio.Courtesy of PrimeIl primo incontro con Cherry è pessimo: quest'ultima si presenta mezza nuda - in un tubino rosso fiammante - e per prima cosa dice a Laura di lasciare il figlio libero di prendere le proprie decisioni autonomamente. È l’inizio della guerra. La serie è visivamente elegante. L’ambientazione è prevalentemente quella dei luoghi esclusivi frequentati dalla famiglia di Daniel: la lussuosa casa vittoriana a St. John's Wood, la galleria d’arte, gli uffici nella City londinese e la casa delle vacanze a Malaga in Spagna. Di rado vediamo Cherry nella sua modesta abitazione, nella macelleria della madre o nell’ospizio del padre. Il contrasto è lampante e andrebbe ulteriormente evidenziato ma La fidanzata è una serie studiata per sedurre superficialmente il suo pubblico. L’alternarsi dei punti di vista è efficace. Man mano che la storia procede, diventa impossibile tifare per una delle due: i capitoli dedicati alla visione di Laura fanno capire la sua resistenza nel “cedere” il figlio a quella che considera una bugiarda cronica e un'arrivista sociale subdola e volgare; quando vediamo le cose attraverso gli occhi di Cherry, è inevitabile sperare che riesca a battere l’arrogante, ipocrita e manipolatrice Laura. Quello che si contendono è un giovanotto viziato e inutile, ma le sue qualità sono irrilevanti: è il premio, solo questo conta. La serie offre anche un punto di vista teoricamente imparziale, il cui compito sarebbe di fornire un quadro che, osservato a distanza, restituisce l’oggettività dei fatti, spesso rivelando come le due donne diano un valore esagerato a piccoli gesti e dispetti.Christopher RaphaelLa fidanzata è un thriller psicologico che registra un’escalation assurda, degna di La guerra dei Roses: i piccoli screzi e dispetti si trasformano in sgarri, poi in cattiverie e infine in veri e propri atti di crudeltà e violenza (di cui uno tanto assurdo da risultare inverosimile). Nessuno dei personaggi inutili, piccoli e deboli che circondano le protagonisti sono in grado di fermarle. Le due donne sono figure opposte ma egualmente affascinanti: sono forti, intraprendenti, intelligenti, combattive, ambiziose. La loro rivalità, messi da parte l'ego, il classismo e i rispettivi traumi, avrebbe potuto sfociare in complicità. La fidanzata inizia con Everybody Wants to Rule the World dei Tears for Fears (ma cantata da Lorde) e finisce sulle note Sweet but Psycho di Ava Max a sottolineare come alla fine, la lotta di potere tra le contendenti sfoci nella follia. È nel finale, incentrato sul confronto diretto tra Laura e Cherry che, finalmente, lo spettatore può osservare dall'esterno il quadro della situazione, misurando oggettivamente la delirante ossessione della prima e l’ambiguità inquietante della seconda, entrambe il risultato di traumi mai superati.