Concentriamoci sui playoff: dopo l’11-1 della Norvegia a Oslo sulla Moldavia, nobilitato dalla cinquina di Erling Haaland, approdato a quota 48 gol in nazionale in 45 gare, le speranze italiane di un colpo di coda per la qualificazione diretta al mondiale 2026 (Usa-Canada-Messico, 11 giugno-19 luglio, 48 squadre) sono praticamente azzerate. Bisogna aggrapparsi a Israele, avversario degli scandinavi l’11 ottobre all’Ullevaal Stadion, dove l’11-1 ha scatenato una grande festa, con la banda di Stale Solbakken schierata di fronte ai tifosi per ricevere gli applausi. I norvegesi, a punteggio pieno e con una differenza reti di +21 (gli azzurri sono a + 5), intravedono le coste americane: manca un piccolo sforzo per celebrare la quarta partecipazione al torneo iridato. L’ultima risale al 1998, in Francia: fu l’Italia di Cesare Maldini, con una rete di Christian Vieri, a timbrare l’eliminazione.
La Norvegia, espressione di uno degli stati più ricchi del pianeta, merita ampiamente il pass per il mondiale 2026. Haaland è il simbolo e l’uomo forte, ma non è l’unico punto di forza: l’altro attaccante Sorloth (Atletico Madrid), il capitano Odegaard (Arsenal) – uno dei migliori assist man in circolazione – l’esterno Aasgard (Luton) e il centrocampista Berge (Fulham) hanno spessore internazionale. In Italia, ci sono tre rappresentanti: il duo Genoa Thorsby e Ostigaard, il torinista Pedersen. Il 33esimo posto nel ranking Fifa sta diventando stretto per gli scandinavi: prevedibile un bel salto in classifica di una squadra valutata 511,8 milioni di euro.










