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Per anni sono stati presi di mira fior di opinionisti da televisioni private, ora tutti annichiliti da questo talento della tivù di Stato

E pensare che a maggio c'è stato chi ha storto il naso per la cronaca di Beppe Bergomi, una delle persone più perbene del calcio italiano. La colpa? Essersi lasciato andare durante la semifinale di Champions tra Inter e Barcellona. Troppa passione, troppa trepidazione, troppo tifo nerazzurro. Dopo la performance dell'altra sera di Daniele Lele Adani lo zio è apparso agli occhi dei più una compassata e straziante spalla di Fabio Caressa priva di voce e temperamento. Adani è ormai ingiocabile: tutt'altra persona da quello intravisto con le maglie di Modena e Lazio, Brescia e Fiorentina, Inter e Empoli. Il Carosio di Correggio ormai non lo tieni più. È strapieno di "Garra Charrua", tutto tenacia e coraggio, un insieme di eroe indomito e indomabile che Alberto Rimedio fatica a controllare, come Gentile con Maradona. La facondia del reggiano esonda nelle case d'Italia con la forza prorompente delle cascate delle Marmore: Di Gennaro? Un laghetto stagnante. Lele farebbe passare per compassato anche Gianmarco Pozzecco. "Ma che partita è, una gita scolastica, un pranzo al sacco?", urla tra risate e un'eccitazione scomposta in un inebriante crescendo rossignano che lo porta a rilanciare l'azione: "Perché sembra una gita scolastica, capiscimi al volo anche te!". Rimedio, tié! Il Lele nazionale è ormai lessico famigliare che si fa opinione: c'è chi lo ama e chi lo silenzia. C'è chi lo considera uno che ha saputo fare scuola e chi ce lo manderebbe volentieri per analfabetismo funzionale.