Un caffè a ridosso del centro, scelto per poter conversare tranquilli, nelle ore
del primo pomeriggio che minaccia pioggia. Al tavolo si siede Sergey Davidis, co-presidente dello Human Rights Defense Center Memorial e responsabile del progetto Support for Political Prisoners - Memorial. Da
tre anni vive in esilio in Lituania, insieme alla famiglia. Lo ha costretto l'impossibilità di continuare a lavorare in Russia senza mettere a rischio la propria libertà. È la vigilia del vertice tra Putin e Trump, fissato per il 15 agosto. Davidis commenta asciutto: "Non c'è molto da attendersi. Putin non cerca compromessi, Trump cerca solo riflettori".






