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Lunedì mattina sei persone sono state uccise e due sono state gravemente ferite in un attacco armato compiuto a una fermata dei bus nel quartiere Ramot di Gerusalemme, in una zona al confine fra la parte ovest della città e quella est, occupata illegalmente da Israele dal 1967. Una volta che l’autobus si è fermato, due attentatori sono saliti a bordo e hanno iniziato a sparare contro i passeggeri (una delle persone morte era un cittadino spagnolo). Sono stati poi uccisi da un membro delle forze di sicurezza israeliane. Al momento l’attacco non è stato rivendicato.
In Israele attacchi del genere – su un mezzo di trasporto pubblico, contro persone civili – erano molto frequenti fra gli anni Novanta e i primi anni Duemila durante le cosiddette intifada, cioè le rivolte armate guidate da gruppi radicali palestinesi contro l’occupazione israeliana. Si sono però ridotti negli ultimi vent’anni e ancora di più dopo il 7 ottobre del 2023, giorno dell’attacco di Hamas contro Israele.
Dopo l’invasione israeliana della Striscia di Gaza, controlli e limitazioni agli spostamenti imposti dagli israeliani sui palestinesi sono diventati ancora più rigidi, e le operazioni dell’esercito contro persone considerate da Israele «terroriste» più frequenti, anche in Cisgiordania. L’unico attentato recente paragonabile a quello di lunedì per modalità e numero di morti è quello compiuto a Giaffa, quartiere di Tel Aviv, il 1° ottobre del 2024.










