Lo scorso 14 aprile, Lunedì santo, il cardinale Marcello Semeraro fu ricevuto in udienza da papa Francesco. Voleva informarlo che erano in arrivo le bozze del libro Il mio san Francesco, scritto a quattro mani. «Quelle devi correggerle tu!», gli obiettò Jorge Mario Bergoglio con un sorriso. Il porporato la prese come una battuta. Invece si trattava di una profezia: sette giorni dopo, il Lunedì dell’Angelo, il Pontefice morì. Ecco perché questo volume frutto di un dialogo fra i due — in uscita il 18 settembre con una lettera di papa Leone XIV e una prefazione del cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano — può essere considerato un testamento spirituale, incentrato sulla figura del santo che 12 anni prima, in conclave, all’argentino preso «quasi alla fine del mondo» aveva ispirato il nome da assumere sul soglio di Pietro.